Sergio Mei
Maestro di Cucina senza tempo
Sergio Mei è un Maestro di Cucina senza tempo, non solo per ciò che ha cucinato, ma per come ha scelto di vivere la cucina: con etica, rigore e un rispetto assoluto per le materie prime e per le persone che le lavorano.
Negli ultimi due o tre decenni, quando la cucina italiana cercava una via tra innovazione e tradizione, lui ha tracciato un solco profondo: non ha mai rinnegato le radici classiche, ma le ha illuminate con intelligenza, misura e un tocco personale che non aveva bisogno di clamore.
La sua impronta è quella della sobrietà elegante, della tecnica che non schiaccia mai il sapore, della cultura gastronomica che diventa racconto di identità.
Oggi Sergio Mei non è più alla guida di una grande brigata d’hotel, ma resta un punto di riferimento indiscusso: è chef consultant, consulente per ristoranti, manifestazioni e alberghi gourmet. Con la stessa discrezione con cui ha sempre cucinato, oggi trasmette esperienza e conoscenze a cuochi, giovani professionisti e brigate che lo riconoscono come maestro e guida.
Il suo insegnamento non è un piatto soltanto. È un patrimonio etico.
Ha insegnato che un cuoco non è un esecutore, ma un custode: del paesaggio agricolo, dei saperi contadini, della memoria delle famiglie, della dignità della brigata.
Ha mostrato che la grande cucina non nasce dall’ego, ma dal servizio, dal silenzioso impegno di fare bene ogni giorno.
Eppure, i suoi piatti hanno segnato il gusto italiano con forza e misura:
- Tajarin tagliati al coltello con ragù di manzo e tartufo bianco
- Turbante di sogliola e salmone con prezzemolata
- Ambus di semola sarda con arselle, carciofi, pecorino e bottarga
- Filindeus con zuppa di crostacei, crescione e cipollotto
- Carré di maialino al forno con peperoni
- Tortino al cioccolato fondente all’arancia con gelato modicano e fonduta al cioccolato 70%
Sono ricette che non inseguono lo stupore, ma cercano verità, identità e rispetto per le materie prime. “La perfezione non esiste”, ama ripetere, “ma esistono ricette straordinarie.”
E ancora: “Mi piace sperimentare, ma credo che non ci sia nulla di nuovo sotto il sole. Reinvento e reinterpreto ricette tradizionali.”
Con coerenza ha sempre ribadito che preferisce “le materie prime povere al foie gras, al caviale e all’aragosta”, a conferma della sua visione umile e contadina della cucina.
Oggi, in un tempo in cui i riflettori sembrano più forti del fuoco dei fornelli, la sua lezione pesa come un’eredità necessaria.
Ai giovani cuochi, che guardano al futuro con ambizione e smarrimento, Mei lancia un messaggio chiaro: scegliere questo mestiere solo per passione, applicarsi, formarsi, rispettare la brigata e l’ospite, senza mai tradire la verità di un prodotto. “Lo spirito di squadra in una cucina conta per il 99,99%” – ripete – perché la cucina è collaborazione, non vetrina”.
Sergio Mei resta così il Maestro della cucina italiana senza tempo: un uomo che ha insegnato e insegna a cucinare con la testa, con le mani, ma soprattutto con la coscienza.
Grazie Maestro 🙏🖤
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