Non tutte le zone vitivinicole, in Italia e nel mondo, si riconoscono in un produttore di riferimento: è la fortuna dei Colli Tortonesi, dove Walter Massa si definisce scherzosamente “capo-nicchione”, tanto ha a cuore le piccole, grandi eccellenze che sono cresciute all’ombra del suo Timorasso, vitigno e vino ormai annoverati nel gotha delle bacche bianche.
Sono produzioni generalmente ancora comprese entro un compasso artigianale, come nel caso emblematico del bacio di Tortona della pasticceria Vercesi, che parecchi decenni orsono vendette il marchio alla Perugina, salvaguardando l’autorizzazione per la sua friandise. “Possiamo partire da qui, perché è rimasta in noi una valenza fortemente artigianale anziché industriale. Erano tempi in cui Vercesi poteva battersela con Ferrero, poi le cose sono andate diversamente”, ripercorre Massa.
Le vallate si susseguono in questo lembo di terra che affonda in Liguria, corteggia la Lombardia e poi sfiora l’Emilia.
Sotto il profilo amministrativo Piemonte; dal punto di vista ecclesiastico Liguria, visto che la diocesi di Tortona dipende dal cardinale di Genova. “E io non sono un ragazzo di chiesa, ma so bene che la Borgogna è stata plasmata dalla cultura dei monaci e dei frati. Lo stesso nome ‘Timorasso’ deriva da una località in provincia di Genova, Temossi, frazione di Borzonasca.
Siamo sulla strada del sale, che doveva valicare l’Appennino o le Alpi per entrare nella Pianura Padana a fini commerciali; ma era una terra battuta anche dagli invasori del nord, gli unni, i lanzichenecchi, i boeri olandesi. Tanto che mia mamma si chiamava Boveri, come diversi bravi produttori. Il biondo che ho in testa, arriva da quel genoma nordico.
Siamo anche nella terra di incontro fra il Granducato di Milano e il feudo Doria, portatori rispettivamente della cultura dell’agnolotto e del raviolo. I Sabaudi sono arrivati dopo, conglobando l’Oltrepò, che a livello enologico è Piemonte puro.
Da una parte la croatina, dall’altra il nebbiolo, con la barbera che ci lega. Alcune pianure sono ricchissime, ma coltivate intensivamente; nell’area di Volpedo invece si raccolgono pesche eccellenti per il clima, il terreno e soprattutto la vicinanza al mare. È stato il vino, come sempre, ad aprire le strade a tutta l’agricoltura.
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