L’impasto succulento e umido si scioglie letteralmente in bocca al primo morso, introducendo le papille gustative a quella che sarà una sinfonia di sapori esplosivi: la dolcezza delle carote avvolge il palato in maniera confortante, come la carezza di una mamma quando da piccoli si ha la febbre; le note ambrate dello zucchero di canna e la sensualità delle spezie da mille e una notte, come la cannella, lo zenzero e i chiodi di garofano, seducono con echi di posti lontani e immagini di banchetti voluttuosi.
A stupire il palato arrivano poi le noci pecan, che regalano una piacevole nota amara, croccantezza e divertimento alla masticazione, per abbandonarsi, infine, alla scioglievolezza vellutata di una cheesecream alla vaniglia del Madagascar.
Una torta che seduce già solo alla vista e all’olfatto, non a caso viene chiamata anche “Passion Cake”.
Stiamo parlando della torta di carote, meglio conosciuta col suo nome anglosassone Carrot Cake, che da torta povera e casalinga si è evoluta nei secoli fino a diventare un’icona della pasticceria internazionale.
Le sue origini risalgono al Medioevo, quando la scarsità e il costo dello zucchero lo resero un bene di lusso riservato ai nobili e alle classi più agiate, fu quindi necessario trovare un’alternativa economica e facilmente reperibile per dolcificare le torte.
Le carote, abbondanti e facili da coltivare, grazie al loro elevato contenuto di zucchero naturale si rivelarono un sostituto eccellente per dolcificare torte e pasticcini, senza compromettere la consistenza e il gusto delle preparazioni.
Il primo documento storico che attesta l’uso delle carote in una preparazione dolce risale al 1591 e parla di un carrot pudding diffuso in Inghilterra.
Sebbene questo carrot pudding fosse in realtà una carota ripiena di carne, esso presentava molti ingredienti in comune con le odierne torte di carote fra cui il grasso, panna, uova, uvetta, datteri, chiodi di garofano e carote tagliate sottili.
Ben presto nelle case delle famiglie inglesi meno abbienti le carote furono utilizzate per preparare dolci e si attestano anche le prime torte di zucca con la crosta e il “plum pudding” che veniva cotto in padella e poi glassato.
Agli inizi del XIX secolo lo Chef Antoine Beauvilliers, che lavorò alla corte di Luigi XVI, presentò nel suo volume “L’art du cuisinier” la ricetta del Gateau de Carottes e nel 1824, dopo essere giunto a Londra, pubblicò la versione in lingua inglese del suo libro di cucina, dove il Gateau de Carottes fu rinominato “Carrot Cake”.
Con l’avvento del commercio zuccheriero e la diminuzione del costo dello zucchero si verificò un cambiamento significativo nella storia della pasticceria.
La maggior disponibilità di zucchero, difatti, permise ai cuochi di essere più generosi nel suo utilizzo rendendo i dolci più ricchi e avvolgenti.
Con l’espansione delle colonie europee nei Caraibi e in altre parti del mondo la carrot cake subì una prima evoluzione, arricchendosi non solo con l’utilizzo dello zucchero, ma anche di spezie esotiche come la cannella, la noce moscata e i chiodi di garofano, che intensificavano il sapore delle carote e conferivano al dolce un tocco di raffinatezza, al punto che da dolce povero e popolare cominciò a diffondersi anche negli ambienti aristocratici, venendo servita frequentemente durante ricevimenti e feste.
Grazie ai coloni inglesi, la torta di carote venne esportata in America, dapprima come torta casalinga per poi comparire in tutte le caffetterie.
La prima notizia ufficiale della versione americana della Carrot Cake risale al 25 novembre 1783 e la troviamo nel libro “New York Cookbook” di Molly O’ Nell, in cui l’autrice racconta che George Washington si fece servire, rimanendone estasiato, una fetta di Carrot Cake presso la Fraunces Tavern a Manhattan per festeggiare una giornata importante: il British Evacuation Day.
Da quel momento comincia la storia della Carrot Cake americana (quella più famosa), che si afferma sempre di più fino a diventare nel 1960 “dolce a tariffa standard” come il caffè e l’Apple Pie, mantenendo, quindi, il prezzo invariato in tutte le bakery americane.
Sempre in quegli anni, alla ricetta base viene aggiunta la glassa al formaggio cremoso, che segna un cambiamento fondamentale nella storia della carrot cake e che ne rende la sua versione definitiva e più iconica, pubblicata per la prima volta nel 1964 in un articolo sul Washington Post.
Il cream cheese non solo arricchì la torta con un contrasto di sapori, bilanciando la dolcezza naturale delle carote col gusto acidulo del formaggio, ma aggiunse anche un’interessante variazione di consistenze.
Da allora la Carrot Cake si diffuse in tutti gli Stati Uniti e in tutto il mondo, trovandola in diverse varianti come quella con uvetta e ananas in alcune zone degli Stati Uniti, o come la versione italiana più semplice, che sostituisce le mandorle alle noci pecan, non prevede la copertura con glassa di formaggio e aggiunge aromi più freschi come la scorza degli agrumi.
Negli ultimi anni la Carrot Cake è diventata talmente popolare da essere servita anche nei ristoranti gourmet, vedendola protagonista di molti dessert al piatto e rivisitazioni, con abbinamenti originali come il tartufo, varie tipologie di pepe e l’utilizzo di farciture alternative.
[Questo articolo è tratto dal numero di novembre-dicembre 2024 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


