Amici, sta per arrivare il Natale e già pregustiamo pasti luculliani, ricette stratosferiche, dolci e prelibatezze di ogni tipo.
Ma ci siamo mai chiesti quante di quelle fantastiche pietanze, di quei gustosissimi snack sono veramente sani? Quanti sono fatti in casa e quanti sono provenienti dall’industria alimentare?
Vedete, la differenza pare sottile, ma invece può essere determinante per la nostra salute!
È inevitabile che, anche in casa, il cibo venga trasformato: se prepariamo una torta, è chiaro che tutti gli ingredienti che utilizziamo ne fanno un “cibo trasformato o processato”, perché ci sono tanti ingredienti insieme che, nella somma, non mantengono una loro caratteristica ben definita, ma creano un nuovo prodotto con sue, specifiche, caratteristiche.
Ebbene, se invece di preparare una torta fatta in casa, ci rivolgiamo all’industria alimentare, il cibo non è più semplicemente “trasformato o processato”, ma si dice “ultra-trasformato o ultra-processato”. Ed è proprio quell’“ultra” che ci deve preoccupare.
Gli alimenti ultra-processati sono ormai una presenza quotidiana nelle nostre tavole: snack, bibite, biscotti, salse e molti altri prodotti confezionati.
Fanno parte della nostra quotidianità e durante le Feste il consumo aumenta a dismisura, ma dietro la loro comodità (e palatabilità) si nasconde un rischio per la salute.
Una ricerca condotta dall’Università di Gießen, in Germania, e pubblicata sulla rivista eClinicalMedicine del gruppo Lancet, ha seguito oltre 186.000 persone della UK Biobank per più di 11 anni.
L’obiettivo era di capire se i cosiddetti “marcatori di ultra-processamento” – zuccheri, dolcificanti, aromi, coloranti e altri additivi – potessero influire sulla mortalità.
I risultati hanno parlato molto chiaro: cinque categorie di sostanze sono risultate associate a un aumento del rischio di morte – aromi, esaltatori di sapore, coloranti, dolcificanti e zuccheri.
Altri ingredienti, come la saccarina, il sucralosio o la maltodestrina, mostrano rapporti meno netti ma comunque preoccupanti.
Solo i gelificanti, in particolare la pectina delle confetture, sembrano avere un effetto protettivo grazie al loro contenuto di fibre.
Il punto cruciale, però, non è il singolo additivo: è l’abuso quotidiano e costante di più ingredienti artificiali, che nel tempo altera i meccanismi naturali di regolazione dell’appetito, aumenta il rischio di obesità e disturbi metabolici, e in ultima analisi può incidere sulla durata della vita.
Negli Stati Uniti, gli ultra-processati rappresentano oltre il 53% delle calorie quotidiane degli adulti americani e addirittura il 62% di quelle dei bambini.
La situazione è simile in molti Paesi industrializzati, Italia compresa.
Il consumo così elevato non stupisce, considerando la forza dei giganti del settore: aziende come Nestlé, Coca-Cola, PepsiCo o Mondelēz hanno fatturati paragonabili a quelli di interi Stati e una capacità enorme di influenzare mercati e abitudini.
Il tema è arrivato anche nei tribunali: tempo fa, un giovane americano ha avuto il coraggio di citare in giudizio undici multinazionali accusandole di avere studiato prodotti capaci di creare dipendenza, sul modello delle sigarette. Purtroppo (per noi e per questo coraggioso paladino) la causa è stata archiviata per mancanza di prove dirette! Cioè, capite il problema?
Ci sono centinaia e centinaia di studi scientifici che parlano di una correlazione diretta tra consumo di ultra-processati e malattie, ma se si presenta una singola persona a denunciare il fatto, nello specifico caso, non si può stabilire una causalità!
E comunque, in attesa che gli organismi preposti definiscano con chiarezza cosa sia un ultra-processato e quali additivi siano davvero pericolosi, il consiglio rimane uno: limitare il più possibile i cibi industriali e tornare a cucinare in casa!
Preparare i pasti con ingredienti freschi e poco manipolati, scegliere frutta, verdura, legumi e cereali integrali significa ridurre automaticamente l’esposizione a zuccheri nascosti, dolcificanti, aromi e coloranti.
Chiudo giusto con un esempio, per farvi comprendere quanta differenza ci può essere tra un cibo processato in casa e lo stesso cibo proveniente dall’industria. Immaginiamo una merendina al cioccolato!
Questi sono gli ingredienti da utilizzare, se provate a farla in casa:
- farina integrale (o farro)
- cacao amaro in polvere
- zucchero di canna o miele
- uova
- latte di mucca o vegetale
- olio EVO
- lievito naturale per dolci
- sale
- gocce di cioccolato fondente >70%
E ora vi elenco gli ingredienti che trovate in una merendina industriale:
- farina di frumento 00
- zucchero
- uova pastorizzate
- oli vegetali (palma, colza, girasole raffinati)
- sciroppo di glucosio-fruttosio
- latte scremato in polvere
- siero di latte in polvere
- cacao magro in polvere
- amidi modificati
- emulsionanti (mono- e digliceridi degli acidi grassi, lecitina di soia)
- agenti lievitanti (difosfati, carbonati di sodio, carbonati di ammonio)
- stabilizzanti (glicerolo)
- aromi (anche artificiali)
- sale
- conservanti (sorbato di potassio)
- in alcuni casi: coloranti (caramello semplice, beta-carotene)
A voi la scelta!
[Questo articolo è tratto dal numero di novembre-dicembre 2025 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


