Arrivo alla fine di questo anno con la necessità di rispondere a chi mi chiede come sta la carta stampata, evidentemente la mia in particolare, in tempi di web.
Se la domanda in qualche modo tende a farmi dire che la carta è in crisi, posso rispondere che, per me, la carta oggi ha un valore anche maggiore rispetto a prima: scomparse molte riviste forse per selezione naturale, chi rimane ha un ruolo che il web non avrà mai.
Viviamo immersi in un flusso ininterrotto di contenuti: notizie che scorrono veloci sui social, articoli letti solo nei titoli, perloppiù fuorvianti, immagini che scompaiono nel tempo di uno scroll.
È il ritmo dell’informazione digitale, potente e immediato, ma spesso anche fragile e dispersivo.
In questo scenario, la carta stampata continua a rappresentare un presidio di profondità, credibilità e memoria. La differenza non è solo nel supporto, ma nel tempo: il web chiede rapidità, la carta invita alla sosta. Un giornale o una rivista presuppongono il gesto consapevole di aprirli, sfogliarli, concentrarsi.
Il lettore non è distratto da notifiche o algoritmi: è presente, coinvolto, dentro un’esperienza sensoriale che resta umana. Quel profumo d’inchiostro (il nostro è ecologico!) e la tattilità della carta, specie se vellutata come la nostra, sono il mezzo per sedimentare il pensiero e il ricordo di ciò che si è letto.
La carta è anche responsabilità editoriale: ogni parola o foto pubblicata è scelta, pesata, verificata.
Non si corregge in corsa, non si cancella con un clic.
Questo comporta rigore, e il rigore è ciò che costruisce autorevolezza.
Nel web, dove chiunque può pubblicare qualunque cosa, dove persino tanti “giornali” online pugnalano sistematicamente la lingua italiana, la differenza la fa proprio chi mantiene un metodo giornalistico e una cultura del contenuto. Eppure, non si tratta di contrapporre carta e digitale come due mondi rivali.
Al contrario, la loro forza nasce dal dialogo. Il web – che noi stessi in ufficio curiamo assiduamente con una redazione a parte – amplifica, diffonde, apre nuovi canali; la carta invece custodisce, approfondisce, dà senso e misura. L’una vive di velocità, l’altra di ponderazione.
Insieme, costruiscono una comunicazione completa e intelligente.
Per questo le riviste – soprattutto di settore come La Madia – che resistono e continuano a innovare, non sono nostalgiche, ma secondo me sono utili, se non necessarie, perché rappresentano un atto di fiducia nel lettore e nella qualità del pensiero.
Nel tempo in cui tutto corre, fermarsi a leggere su carta è diventata quindi una forma di libertà.
Dunque la risposta è data: per me la carta stampata non è un residuo del passato, ma una bussola, perché se il web moltiplica le voci, la carta le mette in ordine.
Servono entrambi gli strumenti, ma senza il supporto cartaceo l’eccesso di velocità del web coprirebbe ogni anelito di ulteriore riflessione. Perciò è su questa amata carta, in collegamento anche al nostro portale online, che facciamo gli auguri ai nostri stimati lettori! E a noi… 😉
[Editoriale del numero di novembre-dicembre 2025 de La Madia Travelfood. Leggilo online oppure abbonati alla rivista cartacea!]


