Pizza e consumi: dal 2019 al 2024 è stato registrato un aumento dei consumi della pizza.
Contemporaneamente, sono cambiati alcuni aspetti del pizza lover, mentre alcuni aspetti sono rimasti identici al passato.
Ma cosa è cambiato nelle sue modalità di scelta e di consumo?
Quali sono i gusti più ricercati?
La pizza è ancora simbolo di convivialità? Sì, ma anche di coccole e relax.
Vediamo nel dettaglio come sia avvenuta questa trasformazione del pizza lover con l’analisi proposta da Giusy Ferraina nel volume “Pizza(re) Connection – Visioni futuristiche e strategie innovative per pizzaioli ultramoderni” (Dario Flaccovio Editore).
Evoluzione del pizza lover
Come detto inizialmente, il consumatore di pizza è profondamente cambiato rispetto al passato. Se un tempo si entrava in un locale a caso, oggi mangiare una pizza è un appuntamento programmato e atteso. I pizza lovers sono più informati e consapevoli, attenti a ciò che mettono nel piatto, curiosi e desiderosi di provare nuove esperienze. L’atto di andare in pizzeria porta con sé un carico di aspettative e diventa un momento di ricerca, sperimentazione e scoperta.
Pizza come simbolo di convivialità: i consumi tra Gen Z e Millennial
La pizza mantiene intatta la sua essenza: un piatto aggregante, sinonimo di allegria, relax e relazione. Studi confermano che tra i giovani, in particolare Gen Z e Millennial, la pizza è strettamente legata alla socialità: per oltre la metà degli intervistati, pizza e birra rappresentano il binomio perfetto per esprimersi in libertà, senza pregiudizi e senza filtri sociali. La pizza diventa quindi un’esperienza autentica di condivisione e inclusività.
2019 – 2024: consumi in crescita e nuove abitudini
Ogni anno, in occasione della Giornata mondiale della pizza, vengono pubblicati dati sui consumi. Le statistiche rivelano una crescita costante sia del consumo fuori casa che a domicilio, così come un aumento delle pizzerie aperte negli ultimi cinque anni. Tra il 2019 e il 2024 l’apprezzamento per questo piatto è cresciuto in maniera evidente, accelerato dalla pandemia che ha modificato le abitudini alimentari e rafforzato il concetto di “pizza experience”.
La pandemia e la trasformazione culturale del cibo
Durante i lockdown gli italiani hanno trascorso più tempo a cucinare, informarsi e gustare piatti a casa che prima consumavano solo al ristorante. Questo ha reso il rapporto con il cibo più consapevole e culturale. L’esperienza maturata ha portato i consumatori ad approfondire conoscenze gastronomiche e ad apprezzare maggiormente la qualità e l’autenticità dei prodotti. La pizza, in questo contesto, si è affermata come simbolo di resilienza e piacere condiviso.
Dove e come si mangia la pizza
Gli italiani amano la pizza e la consumano in qualunque occasione, senza bisogno di ricorrenze speciali. Oltre alla pizzeria tradizionale, che resta un luogo di esperienza sensoriale ed emozionale, esistono diverse modalità di consumo:
- Street food, rapido e informale.
- Asporto, per portare la pizza a casa o al lavoro.
- Delivery, che unisce comodità e qualità.
In tutte queste forme la soddisfazione dipende non solo dal prodotto, ma anche dal servizio, dalla varietà, dalla velocità e dalla facilità dell’esperienza digitale di ordinazione.
Il delivery come nuova ritualità, coccola e pausa rigenerante
Il delivery ha assunto un valore particolare: è percepito come una coccola, una pausa rigenerante, un modo per festeggiare o condividere un momento speciale con gli amici. Consente di gustare la pizza in un’atmosfera domestica più calda e spontanea, ma anche di accedere ai prodotti di pizzerie rinomate difficili da prenotare. Per le pizzerie rappresenta un canale distributivo aggiuntivo rispetto alla sala e all’asporto, con il potenziale di rafforzare il posizionamento e aumentare il business.
Il boom del delivery durante la pandemia
Nel 2020 il delivery ha vissuto un’esplosione: da servizio marginale è diventato un’abitudine consolidata. Gli italiani hanno iniziato a ordinare non solo pizza ma anche spesa, vino e altri piatti. La velocità di adattamento di alcune aziende è stata decisiva: l’assenza di contatto fisico ha imposto ai canali digitali di diventare il nuovo media per promuovere, vendere, raccogliere feedback e fidelizzare i clienti.
Per molti imprenditori il delivery è diventato parte integrante del business. La crisi ha creato nuove opportunità commerciali e definito un trend positivo che continua a crescere.
Qual è il rapporto tra gli italiani e la pizza? Tutti i numeri del 2024
In Italia nel 2024 esistono 49.480 pizzerie con servizio al tavolo; se allarghiamo agli esercizi specializzati nella produzione e/o nella vendita di pizza il numero si alza e tocca i 121.529 (dato del 2021), registrando un calo di 5.366 unità, con una flessione del 4,2% tra il 2019 e il 2021, mentre nel 2018 ammontavano a 127.000 gli esercizi che servivano pizza, includendo pizzerie tradizionali, ristoranti, panifici e attività da asporto189.
I consumi:
Il 98% degli italiani mangia la pizza, il 65% la consuma almeno una volta a settimana, il 40% consuma questo piatto anche 2 volte a settimana e il 13% fino a quattro volte, anche in pausa pranzo, sia fuori che dentro casa.
Il 30% degli italiani sceglie questo piatto meno di una volta a settimana, e tra essi il 41% è costituito da adulti over 55.
Quando si mangia la pizza?
L’83% la consuma a cena, con una preferenza per il fine settimana (60%), abitudine particolarmente sentita al Sud e nelle Isole (rispettivamente 60% e 61% vs 49% del totale), mentre gli uomini tendono a mangiarla anche durante i giorni infrasettimanali (24% vs. 19% del totale).
Con chi?
Un altro 83% degli italiani preferisce gustarla in compagnia, mentre gli uomini e i più giovani tra i 18-34 anni la consumano anche da soli (rispettivamente 30% e 34% vs. 25% del totale).
Quante pizza si consumano in Italia? Che fatturato? Quanti lavoratori?
Sono 2,7 miliardi le pizze sfornate ogni anno, per 200 milioni di kg di farina, 225 milioni di kg di mozzarella, 30 milioni di kg di olio di oliva e 260 milioni di kg di salsa di pomodoro.
Il fatturato annuo nel nostro Paese ammonta a oltre 15 miliardi di euro, mentre quello mondiale, in costante crescita, raggiunge il valore record di circa 160 miliardi di euro.
Circa 200 mila persone lavorano in Italia nel settore, di cui la metà a tempo pieno e l’altra metà nel fine settimana o part time.
Le preferenze degli italiani: quali gusti?
La Margherita rimane la più apprezzata, scelta da quasi metà della popolazione (43%), anche per questioni di posizionamento e prezzo.
Seguono la Diavola (20%), la Bufalina (18%), la Quattro Formaggi (17%), la Capricciosa, la Vegetariana, la Quattro Stagioni (16%), la Napoli e la Prosciutto Cotto e Funghi (14%), per citare le preferenze più alte. Non manca nella classifica la pizza personalizzata (creata ogni volta con ingredienti diversi a seconda dei gusti del momento), che si attesta sul 10%.
Le scelte creative riguardano il 10% dei consumatori, con più curiosità da parte dei giovani 18-34 (16%). La pizza rossa vince sulla bianca (65% vs. 18%), mentre quella bassa è preferita a quella più alta (55% vs. 24%). Il 47% degli italiani predilige il cornicione sottile contro il 34% che lo preferisce più alto.
Quali impasti?
Gli italiani si confermano più classicisti anche in termini di impasto con un 68% vs. 16% in favore degli impasti tradizionali. La classica pizza tonda batte il trancio (72% vs. 7%) (ovviamente è anche la tipologia più diffusa rispetto ad altri stili).
I consumatori sono attenti e preferiscono prodotti di filiera, ingredienti Made in Italy e impasti leggeri, dimostrando una crescente attenzione e disponibilità a spendere di più per scelte consapevoli e a sperimentare nuovi gusti.
L’autrice
Giusy Ferraina, consulente marketing e comunicazione, è giornalista pubblicista specializzata in enogastronomia. Direttrice di Radio-Food.it, collabora con diverse guide e testate di settore, tra cui “Pizza e Pasta Italiana”. Autrice del podcast “Capricciosa. Storie di pizza e di cucina”. La sua regola d’oro: ascolto ed empatia per costruire strategie e raccontare le storie più affascinanti.


