Il tappo a vite, un tempo associato ai vini da scaffale e alla grande distribuzione, sta guadagnando terreno anche tra i produttori di qualità.
La cosiddetta “chiusura alternativa” sta diventando una scelta sempre più frequente, anche in Italia, dopo anni di resistenze culturali e pregiudizi commerciali.
Nel Nuovo Mondo è già la norma: Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica utilizzano tappi a vite in oltre il 70% dei casi. In Europa, e in particolare in Italia, la diffusione è più lenta ma costante: oggi siamo intorno al 20-25%, con numeri in crescita.
I vantaggi tecnici
Le ragioni sono tecniche prima che simboliche. Il tappo a vite elimina il rischio di TCA (il cosiddetto “sentore di tappo”), garantisce una chiusura ermetica e costante, e consente una maggiore stabilità nel tempo.
È ideale per vini da consumo rapido: bianchi freschi, aromatici, rosati, rossi giovani. Non necessita di cavatappi, si richiude facilmente e mantiene le caratteristiche organolettiche del vino anche dopo l’apertura.
Versatilità e sostenibilità
Le nuove tecnologie permettono oggi una gestione controllata della traspirazione, rendendo il tappo a vite utilizzabile anche su vini più strutturati. Inoltre, la componente sostenibile è un altro punto a favore: l’alluminio è completamente riciclabile, ha un impatto ambientale più contenuto e riduce gli sprechi sia in cantina sia nel consumo domestico e nella ristorazione.
La ristorazione lo apprezza
Nel mondo della ristorazione, la chiusura alternativa è un vantaggio logistico evidente. Permette l’apertura e la conservazione ottimale del vino anche per diversi giorni.
Questo consente la vendita al calice anche di etichette di livello medio-alto, favorendo un consumo più flessibile e meno vincolato alla bottiglia intera.
Fine dei pregiudizi?
Il principale ostacolo rimane culturale. Per decenni, il tappo in sughero è stato sinonimo di qualità e tradizione, mentre il tappo a vite è stato percepito come un elemento cheap. Oggi questa dicotomia viene superata: sempre più produttori di fascia medio-alta, anche storici, scelgono il tappo a vite non per risparmio, ma per coerenza con lo stile del vino e con il profilo del consumatore.
Non tutti i tappi a vite sono uguali
Anche all’interno della categoria “chiusure alternative” ci sono differenze. I produttori possono scegliere tra diverse guarnizioni e gradi di permeabilità all’ossigeno, a seconda del tipo di vino e del risultato desiderato.
In questo senso, il tappo a vite è diventato un vero e proprio strumento enologico, al pari di qualsiasi altra scelta tecnica in cantina.
Una scelta strategica
La chiusura alternativa non è più un compromesso, ma una scelta strategica. Tecnica, sostenibile, coerente con le esigenze del mercato moderno. In un’epoca in cui la praticità conta quanto la qualità percepita, ignorarne i vantaggi significa restare indietro.
[Questo articolo è tratto dal numero di di luglio-agosto 2025 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


