Sembrerebbe un miraggio irraggiungibile, l’autentica cucina giapponese. Se i ristoranti “japanese sounding” continuano a proliferare sotto la nefasta insegna “all you can eat”, quella tradizione gastronomica già assurta nel 2013 a Patrimonio dell’Umanità Unesco, dodici anni prima dell’Italia, somiglia al sogno proibito di chi può permettersi un volo intercontinentale. Eppure i suoi stilemi e le sue tecniche hanno esercitato un’influenza micidiale sull’alta cucina mondiale, dai fratelli Troisgros a Gualtiero Marchesi, fino ai giovani più scapigliati dell’ultimo grido avanguardista.
Colmare la lacuna non è impossibile: basta timbrare un biglietto ferroviario per Prato, ma solo dopo aver vinto il proprio posto alla lotteria di una lista d’attesa lunga cinque mesi.
I coperti al bancone in effetti sono dieci; l’apertura unicamente serale. Sono le 21 in punto quando il chiavistello gira di fronte ai primi capannelli dei fortunati, che via via si accomodano sui divanetti nei salottini.
Francesco Preite li accoglie con la bandana in testa dal 2018, rapidamente attenzionato da colleghi illustrissimi, come Riccardo Monco della vicina Enoteca Pinchiorri, e presto eletto a chef’s chef da un pubblico spesso giovane, ma sempre smaliziato. In quella che è praticamente un’enclave d’Asia, di fronte al Castello medievale dell’Imperatore, il suo ristorante si è accreditato come il migliore omakase d’Italia: il luogo dove, come vuole il format tradizionale, ci si affida al cuoco, che ogni sera varia il menù secondo la stagione degli arrivi e della creatività. Eppure non era scritto che fosse questo l’happy end: originario del Mugello, vicino a quella Scarperia che è patria dei coltelli artigianali italiani, Preite non ha ricevuto nessuna formazione alla cucina. Piuttosto da ragazzo si è appassionato a quelle lame ed è per questo salpato alla volta del Giappone, alla scoperta della forgia di un’antica katana.
Moi Omakase
Viale Piave, 10/14
59100 Prato (PO)
Tel. +39 0574 065 595
www.moiprato.it
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