Tendenze · 01 giugno 2008

La cucina è femmina

Malgrado sia più facile avere un papa nero che una donna a capo di una grande maison, la cucina ha radici innegabilmente femminili. In principio erano le madri, o forse le nonne: l’evocazione…

La cucina è femmina
Malgrado sia più facile avere un papa nero che una donna a capo di una grande maison, la cucina ha radici innegabilmente femminili.

In principio erano le madri, o forse le nonne: l’evocazione nostalgica dei sapori d’antan aleggia nelle interviste degli chef stellati come un simpatico, vago ritornello. Non c’è paradosso piú vistoso nel mondo della ristorazione: ogni cucina, vuole il cliché, è innanzitutto un luogo delle donne, eppure lo chef, che con essa accumula denaro e potere, è (quasi sempre) maschio e gagliardo. Un’espropriazione di saperi probabilmente senza pari. Ma il mondo della ristorazione, per fortuna, è anche retto dal principio di merito: ed ecco le eccezioni, particolarmente evidenti in Italia. Maria Santini del Pescatore di Canneto sull’Oglio, Luisa Valazza del Sorriso di Soriso e Annie Feolde dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze hanno raggiunto l’ambito traguardo delle tre stelle, mentre Valeria Piccini di Caino a Montemerano e Maria Salcuni della Tenda Rossa di Cerbaia ne vantano due. Ci sono poi le madri in senso stretto: si pensi alle signore Vissani (la madre e la moglie) e a Bruna Santini, figure tutt’altro che esornative, il cui ruolo effettivo è difficilmente ponderabile. La presenza femminile insomma subisce una paradossale impennata nelle alte sfere della ristorazione italiana.

di Alessandra Meldolesi

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