Chef Marco Pierre White
“Raggiungere un enorme successo ti rende solitario. Ti perdi molto, ti deprimi. E quello che scopri è che tutti diventano gelosi di te.” Con una visione lucida e spesso spiazzante, Marco Pierre White ci ricorda che la cucina, come la vita, è un equilibrio tra passione e consapevolezza di sé e quanto abbia inciso il rapporto con il mondo horeca sul piano professionale e personale.
Genio, sregolatezza e lucidità di giudizio ben riassunti dalle sue dichiarazioni: “Il successo nasce dall’arroganza, ma la grandezza è figlia dell’umiltà”, che condensa in poche parole una filosofia di vita forgiata dentro e fuori la cucina.
Enfant terrible dell’alta cucina, Marco Pierre White è stato il più giovane chef della storia a conquistare tre stelle Michelin.
Tuttavia White — un tempo definito “rockstar” della gastronomia e primo vero “celebrity chef” — all’apice del successo ha persino rifiutato i tre macaron.
Per White, mantenerle si rivelò noioso. “Acquisire tre stelle è eccitante, difenderle è piuttosto monotono. Ecco perché tanti chef da tre stelle non stanno mai nelle loro cucine.”
La sua decisione di restituire le stelle fu una ribellione contro ciò che considerava un sistema falso. “Essere giudicato da persone con meno competenze di me? Perché dovrei dare valore a quel giudizio? Tenerle sarebbe stato vivere una menzogna.” Un percorso, il suo, che si intreccia con quello di grandi colleghi che hanno contestato il “sistema Michelin” (tra cui il nostro grande Gualtiero Marchesi) o che hanno delineato tutti i limiti dell’universo stellato come l’amico Anthony Bourdain, che lo elogiò per aver “cambiato per sempre il fine-dining”.
La vita ai fornelli, per lui, non è un insieme di ricette, ma una vera e propria filosofia. “Tranne che per la pasticceria”, precisa, “che invece è chimica pura.” Una volta compresi i principi fondamentali, tutto diventa più semplice. Al contempo, non ha mai smesso di far parlare di sé con prese di posizione controcorrente: l’ultima dichiarazione? Sulle potenzialità del microonde per realizzare piatti da manuale.
È impossibile parlare di White senza evocare l’iconica foto in bianco e nero scattata da Bob Carlos Clark, quella che lo ritrae con lunghi capelli e una sigaretta in bocca, immortalato in White Heat. “Quell’immagine ha cambiato il modo in cui il pubblico vedeva i cuochi”, racconta. “I cuochi erano ancora considerati uomini in cappelli alti, e invece si sono trovati davanti un ‘lunatico’ che lavorava cento ore a settimana.”
La ribellione è sempre stata nel DNA di White. Quando ha lasciato che le telecamere entrassero nella sua cucina, ha dichiarato: “Ero giovane e ci sono cascato, ma è stata la cosa migliore che mi potesse accadere. Da allora però non ho più permesso che entrassero.” La vera svolta, tuttavia, arrivò a 32 anni. Una voce dentro di lui gli chiese: “Marco, chi è tua madre?”
Nel ripercorrere ogni ricordo, capì non tanto chi fosse lei, ma chi fosse lui. Questa rivelazione trasformò il suo approccio alla cucina. “Diventò tutto semplice”, racconta, “e poco dopo conquistai le tre stelle Michelin.”
Per lui, oggi, la bellezza è nell’atto di lasciar andare, nel guardare le cose da una distanza che ne restituisca il vero valore.
E se pensate che White sia un purista gastronomico, vi sorprenderà sentirlo difendere persino McDonald’s. “Guardate le cose per quello che sono, non per quello che vorreste che fossero. Il peggior difetto del mio settore è lo snobismo.”
Alcuni piatti-emblema:
-
Mr Lamb’s Shepherd’s Pie: reinterpretazione affettuosa del classico comfort food britannico.
-
Raviolo di aragosta: un piatto che appare tra i suoi menu storici, costruito sulla fusione tra tecnica francese e materia prima orgogliosamente britannica.
-
Tra i suoi menu passati: sella di coniglio con risotto alle erbe, indivia e jus al rosmarino; pompa d’oca con fegato d’oca e tartufo; insalata di aragosta alla vierge…
Oggi Marco Pierre White non è più immerso quotidianamente nella cucina esecutiva di un ristorante stellato come un tempo.
La sua attività spazia su diversi fronti: è ristoratore con vari ristoranti nel Regno Unito sotto il marchio Marco Pierre White Restaurants (Steakhouse, Bar & Grill), che offrono cucina più accessibile ma con la sua firma.
Tiene masterclass, eventi esclusivi e collaborazioni internazionali, ad esempio sessioni presso Home of the Arts (HOTA) in Gold Coast (Australia).
È autore di corsi di cucina online, ad esempio attraverso la piattaforma BBC Maestro, dove trasmette tecnica, visione e passione ai cuochi amatori. Continua a essere personaggio mediatico di settore, intervenendo su temi di cucina, ristorazione e cultura gastronomica con un punto di vista spesso provocatorio.
Suo libro cult : “La vita dannata di uno chef stellato”, un racconto crudo e lucido sul lato oscuro dell’alta cucina.
Tra ambizione, solitudine e dipendenze, il protagonista svela quanto il successo possa diventare una prigione dorata. Il ritmo è serrato, i dialoghi taglienti come lame di coltello: più che una storia di cucina, è una riflessione sul prezzo della perfezione.
Ogni Protagonista ha una storia unica da raccontare. Esplora le storie degli altri Protagonisti nella sezione Protagonisti.



