Davide Oldani
Davide Oldani è uno chef che nasce due volte: la prima a Cornaredo, nel 1967; la seconda nel 2003, quando apre D’O, e decide che la grande cucina può stare dentro un paese, il suo, non necessariamente a Milano o tra i templi del lusso.
Dopo aver assaggiato la disciplina nelle cucine di Marchesi, Robuchon e Ducasse, Oldani porta a casa un’idea semplice solo all’apparenza: l’eccellenza deve essere comprensibile, vissuta, non intimidatoria.
È il principio POP – alta qualità democratica, ossia popolare – che diventa il suo marchio.
Lo si capisce dalla sua Cipolla caramellata: un vegetale umile trasformato in simbolo, dolcezza, acidità e consistenze che dialogano con eleganza.
La stessa logica sta nel suo Zafferano e riso D’O, milanese nella memoria ma essenziale nel linguaggio.
Così, mentre molti parlano genericamente di sostenibilità, Oldani la pratica lavorando su filiere corte, relazione con artigiani e produttori,ricerca sul benessere legato al cibo.
Oggi la sua attualità consiste nella consapevolezza che cuoco e imprenditore sono la stessa figura; che la cucina italiana deve tornare al suo senso originario (nutrire, educare, dare piacere con intelligenza); che il territorio non è folklore ma sistema sociale.
Tra gli chef italiani contemporanei, Oldani rappresenta forse la traiettoria più coerente: non ha rinnegato l’alta cucina, ma le ha tolto sovrastrutture e retorica.
Il futuro che sta indicando, basato su equilibrio, responsabilità, accessibilità, sembra oggi più attuale che mai.
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