Curioso destino di una dogana pontificia del 1500 quello di esigere ancora oggi un dazio, ma non più su merci altrui in transito dal sud verso questo avanposto marchigiano, bensì dopo avero fornito merci proprie! Diventato infatti un ristorante che trae il suo fascino dalle antiche vestigia in cui si colloca (suggestivi gli ambienti in mattone a vista e la corte interna che d’estate ospita piccoli eventi oppure garantisce ai tavoli quiete e frescura) l’Osteria Caserma Guelfa presenta il conto dopo aver servito un appetitoso pranzo, of course. Ma è un dazio che si paga volentieri. Il raro equilibrio dei piatti proposti – frutto evidente di una perfetta armonia di intenti tra la mente del titolare, Federico Palestini, e la sensibilità esecutiva di Amelia Scipioni, cuoca straordinaria – costituiscono un valore aggiunto immediatamente percepibile. Ci sembra evidente che la qualità tangibile di questo ristorante sia il risultato di una passione mai sopita per il mare: Federico è stato pescatore per oltre 15 anni e, una volta approdato alla terraferma, non ha saputo sottrarsi ad una sorta di missione, ossia quella di celebrare in filologica liturgia tutti i prodotti del pescato.Non solo pesci “nobili” dunque, ma la capacità di trattare anche specie meno conosciute o più umili, che tuttavia nel loro periodo di migliore sviluppo – e ovviamente Federico ne conosce perfettamente la stagionalità – offrono sapori intensi e sorprendenti.
Noi abbiamo letteralmente “goduto” la successione di piovra bollita con patata, sedano e peperone; tonno scottato con fagioli borlotti, cipolla dolce sfumata e riduzione di balsamico (pagina accanto); calamaro ripieno con caponata e salsa al pesto (in basso a destra); spaghetti con cozze e ricci di mare (qui sotto); frittura di paranza, semifreddo di crema di limone con buccia caramellata.All’altezza la cantina, con una selezione delle migliori etichette del territorio e una buona scelta tra quelle nazionali. (M.C.Z.)


