Benvenuta tecnologia!
Ormai sono anni che in tutti i campi, anche quindi nel campo della nutrizione, abbiamo assistito ad un proliferare di applicazioni per smartphone che ci dovrebbero aiutare nella semplificazione della vita di tutti i giorni.
Vediamo un po’ di capire se queste app, in campo nutrizionale, hanno ragione di esistere!
Da molti anni, le applicazioni per il monitoraggio dell’alimentazione e del consumo calorico promettono di aiutarci a tenere sotto controllo ciò che mangiamo, favorendo la perdita di peso o il mantenimento di uno stile di vita sano. Tuttavia, dietro questa apparente precisione e facilità d’uso, si nascondono numerose criticità che rendono tali strumenti meno affidabili di quanto si possa pensare, anzi spesso possono rappresentare veri e proprio ostacoli ad un reale percorso di educazione alimentare.
Le app per il conteggio calorico si basano su un principio semplice: l’utente registra gli alimenti consumati durante la giornata, selezionandoli da un database interno oppure inserendoli manualmente.
In alcune app è sufficiente fare una foto del piatto, et voilà, ci compaiono le caratteristiche nutrizionali!
Il sistema, poi, associa a ciascun alimento un valore calorico medio e calcola il totale giornaliero.
In alcuni casi, l’app tiene conto anche dell’attività fisica, stimando il dispendio energetico e suggerendo un bilancio tra calorie introdotte e consumate.
Questa modalità di funzionamento appare intuitiva e, in effetti, può essere utile (se usata in modo corretto) per aumentare la consapevolezza delle proprie abitudini alimentari. Tuttavia, la precisione dei risultati dipende da una lunga serie di variabili difficili da controllare.
Uno dei principali limiti di queste applicazioni risiede nella qualità dei database utilizzati.
Molti alimenti presenti nelle app derivano da inserimenti degli utenti stessi, e non sempre sono verificati da esperti. Questo può portare a discrepanze significative nei valori calorici. Ad esempio, lo stesso alimento può comparire più volte con valori energetici diversi, creando confusione e aumentando il rischio di errori.
In più, l’utente deve essere consapevole di dover registrare veramente tutto e, spesso, per distrazione e per sottovalutazione, questo non succede.
Per esempio, se la persona passa dalla tavola e mangia un’oliva, è più frequente che si dimentichi di registrarla perché pensa che sia ininfluente ai fini del calcolo calorico. Oltre a questo, è stato visto che le app che dalla foto del piatto ricavano l’introito calorico, sono assolutamente inaffidabili, in quanto il verdetto dell’app può addirittura dipendere dall’angolazione con cui è stata fatta la foto o dalla distanza dal piatto!
Inoltre, i valori nutrizionali sono spesso basati su medie standard, che non tengono conto delle variazioni legate alla marca, alla preparazione o alla provenienza del cibo. Una porzione di pasta fatta in casa, ad esempio, può avere caratteristiche molto diverse rispetto a una industriale, ma l’app potrebbe trattarle allo stesso modo, soprattutto se deve riconoscere gli ingredienti da una foto.
Un altro elemento critico riguarda la stima delle quantità consumate. Le app richiedono spesso di inserire il peso degli alimenti o di selezionare porzioni standard (ad esempio “una tazza”, “una fetta”, “un cucchiaio”). Tuttavia, senza strumenti di misura precisi, l’utente tende a fare stime approssimative.
Numerosi studi hanno dimostrato che le persone tendono a sottostimare le porzioni, soprattutto quando si tratta di alimenti calorici. Questo porta a una sistematica sottovalutazione dell’introito energetico giornaliero.
Anche piccole imprecisioni, accumulate nel tempo, possono compromettere l’accuratezza complessiva del monitoraggio e già questo, da solo, basta per spiegare come mai tante persone si sorprendono di come, pur stando sotto una certa quota calorica misurata dall’app, non riescono comunque a calare di peso.
C’è poi da dire che queste app si basano su formule generali per stimare il fabbisogno calorico, considerando fattori come età, sesso, peso e livello di attività fisica. Tuttavia, il metabolismo umano è molto più complesso, estremamente variabile e influenzato da elementi difficilmente quantificabili, come la composizione corporea, lo stato ormonale o la genetica.
Di conseguenza, due persone con caratteristiche simili potrebbero avere bisogni energetici molto diversi, ma ricevere indicazioni simili dall’app.
Questo limita l’efficacia delle raccomandazioni e può portare a risultati deludenti o fuorvianti. Inoltre, va anche considerato (aspetto fondamentale) che è molto spesso fuorviante anche fare un semplice calcolo calorico!
100 calorie di gelato non hanno sull’organismo lo stesso impatto di 100 calorie di manzo… eppure sono sempre 100 calorie.
Questa tendenza a pensare che le Kcal degli alimenti siano fondamentali e che quindi basta stare sotto una certa soglia di introito calorico, può essere qualcosa che addirittura può penalizzare un vero percorso di consapevolezza nutrizionale.
C’è poi il problema dell’attività fisica: molte applicazioni integrano il monitoraggio dell’attività fisica, spesso collegandosi a smartwatch o altri dispositivi.
Anche in questo caso, però, le stime del consumo calorico sono approssimative. I dispositivi indossabili tendono a sovrastimare le calorie bruciate, inducendo gli utenti a credere di poter consumare più cibo di quanto sia realmente opportuno. Questo meccanismo può creare un falso senso di equilibrio tra entrate e uscite caloriche, compromettendo gli obiettivi di salute o di dimagrimento.
Per finire, oltre ai limiti tecnici, è importante considerare anche le implicazioni psicologiche dell’uso di queste app. Il monitoraggio costante delle calorie può portare a un rapporto eccessivamente rigido con il cibo, favorendo comportamenti ossessivi o ansiosi.
Secondo diversi studi, può persino contribuire allo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare.
Allo stesso tempo, la percezione di “controllo” fornita dall’app può essere illusoria: l’utente si affida a numeri che appaiono precisi, ma che in realtà sono il risultato di stime e semplificazioni. Questo, tra l’altro, può ridurre la capacità di ascoltare i segnali naturali del corpo, come fame e sazietà.
Insomma, mi pare di aver messo molta carne al fuoco e di aver velocemente fatto capire che, se non utilizzati sotto la supervisione di personale esperto in nutrizione, il più delle volte, questi strumenti sono più dannosi che utili.
Mai dovrebbero essere utilizzate in sostituzione di un professionista che sia in grado di calibrare meglio piani nutrizionali.
Ormai, invece, siamo talmente schiavi della tecnologia, che, a volte, tendiamo a darle molta più importanza di quella che dovrebbe avere.
E non vi dico poi cosa sta succedendo con l’Intelligenza Artificiale!!! Ma questo è un altro discorso…che faremo!
[Questo articolo è tratto dal numero di maggio-giugno 2026 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


