Il mercato non punta ancora su di loro e i produttori quindi non ci scommettono più di tanto. Eppure Enotria ha profondi legami storico-culturali con i rosati fermi, che, per via di fuorvianti stereotipi, sono diventati poco più che delle incomprese comparse nel panorama enologico italiano. Non parliamo poi di quelli capaci di evolvere negli anni: chicche per ora destinate a una “oligarchia illuminata”. Si tenterà qui di dimostrare come ogni territorio tricolore storicamente vocato alla produzione di nettari corallini sia capace di produrne versioni di grande spessore e longevità, talvolta affinati in legno.
Per il mondo dei vini, i rosati continuano a rappresentare una sorta di incognita. Da un lato incontrano i gusti attuali e le nuove abitudini dei consumatori, apparentemente più desiderosi di calici freschi, eleganti e leggeri; dall’altro, il mercato non appare ancora pronto a concedere un ampio spazio a questo segmento. Di conseguenza i produttori vitivinicoli non stanno concentrando più di tanto le loro risorse, anche economiche, su questa categoria, considerata quasi un qualcosa di indefinito e indefinibile, che la Gdo fatica a incasellare e promuovere nella maniera giusta.
Lo spunto per questa riflessione proviene da un articolo di Fabio Ciarla, che definisce i rosé come un’eterna “next big thing”, cioè un prodotto la cui “esplosione” nell’ambito del commercio è prevista e attesa ormai da anni.
I vini rosa faticano ancora a sfondare, sia in Italia sia negli Usa.
Fabio Ciarla, direttore responsabile de Il Corriere Vinicolo, la vede così: “Finita l’euforia dell’“effetto novità” che ha investito negli anni scorsi il mondo dei vini rosati, si sta forse entrando nella stagione della maturità, dove i proclami devono far posto ai progetti, gli slogan ai fatti, e le avventure a percorsi rigorosi in vigna e cantina”. La verità, dunque, è questa: pare che i vini rosati, per il momento, non stiano ancora sfondando, non solamente nel nostro Paese, ma nemmeno oltreoceano.
Dopo aver superato la crisi dei consumi che ha colpito la produzione vitivinicola durante l’anno scorso, il rosé a oggi non ha conquistato un suo chiaro spazio nel mercato nazionale, da Nord a Sud. Al contempo, i dati raccolti dall’Osservatorio del Vino dell’Uiv mostrano che anche negli Stati Uniti d’America i rosati interessano a malapena il 6,5% del settore.
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