Quando si parla di Indiani d’America la leggenda prevale sulla storia e il mito sulla realtà; quello che segue è invece il resoconto di un viaggio nel quotidiano di alcune tribù degli Stati di Washington e dell’Oregon.
Le tribù di American Indians o Native Americans o Inouit dell’Alaska sono più di 500 e le Riserve sono tecnicamente entità sovrane: ogni tribù è una Nazione, elegge il proprio Governo, è solo relativamente sottoposta alle leggi ed ai regolamenti del proprio Stato Confederato e risponde direttamente al Governo di Washington.
Seattle verso nord, verso il confine con il Canada. La strada a tratti segue la costa, baie piccole e belle, barche agli ormeggi, case sull’acqua circondate da conifere d’alto fusto. Il cielo è mutevole, il panorama magnifico.
Si arriva a Blaine, nei territori dei “Lummi”, la tribù più importante tra 20 piccoli gruppi di lingua Salishan, costituita da 3400 individui, governata dal Lummi Business Council composto di 11 membri che, in questi ultimi anni, ha concentrato gli investimenti sull’industria della pesca e sul Silver Reef Casino, sale da gioco in stile Nevada con annesso Hotel e Ristoranti.
Il gioco d’azzardo è vietato negli Stati Uniti, ma con alcune eccezioni: Las Vegas, Atlantic City sono quelle più famose e poi ci sono le Riserve Indiane che, con una sentenza della Corte Suprema del 1987 e con l’Indian Gaming Regulatory Act promulgato dal Congresso nel 1988, sono autorizzate – in quanto Entità Politiche Sovrane – a gestire Bingo e Casinò nei propri territori e ne ricavano somme ingenti che sono amministrate dal Governo della Tribù che reinveste i profitti in obiettivi socialmente utili (sanità, educazione scolastica, assistenza abitativa) e poi anche in prodotti finanziari. NIGA, National Indian Gaming Association è un’organizzazione senza scopo di lucro, fondata per il miglioramento economico, sociale e politico della qualità di vita del Popolo Indiano. L’associazione include 184 Nazioni Indiane più alcuni altri membri associati ma senza diritto di voto, in rappresentanza di gruppi e organizzazioni tribali.
“Noi siamo Lummi, il popolo della Salish Coast. Abbiamo cultura, tradizione e storia. Noi viviamo di pesca, di caccia, raccogliamo e vendemmiamo l’abbondanza della natura”. In origine si chiamavano Nuglummi, “Uomini”, e per oltre 12000 anni hanno abitato i territori del nord dello Stato di Washington, ora conosciuti come Puget Sound: spiagge, isole, boschi, foreste e il magnifico Arcipelago delle Isole San Juan. Si nutrivano di salmone e crostacei, di cervi e daini, di frutti del bosco essiccati. Società basata sulla famiglia e sul villaggio, abili costruttori di barche e di reti per la pesca, agli inizi del 1800 ebbero i primi contatti commerciali con mercanti russi, spagnoli, giapponesi ed inglesi; nel 1850 entrarono in collisione con gli interessi della nascente nazione americana e con quelli dei coloni che premevano per occupare le loro terre e sfruttare le loro fonti di sopravvivenza.
INDIANI SENZA TERRITORIO MA CON LICENZA DI PESCA
Nel 1855 dovettero firmare il Trattato di Point Elliot con il quale rinunciavano ai loro territori in cambio di 15000 acri di Riserva e fino al 1974 fu loro impedito di commerciare salmone in tutto il Nord dello Stato di Washington; fu poi una sentenza della Corte Federale a stabilire i loro diritti sul 50% del pescato. La pesca stagionale dei salmoni, per tradizione la più importante fonte di alimentazione dei Nativi, è attività seguita dalla Lummi Indian Seafood Company che investe anche in moderni vivai di allevamento per non depauperare il patrimonio ittico. La Boundary Fish Company – Smoked Salmon Jerky – Nature’s Catch, ha il pontile d’attracco che si protende nelle acque di un bellissimo golfo, sulla banchina si allineano i cassoni di mantenimento dei granchi vivi, carapace fra i 25 e i 30 cm. All’interno dello stabilimento avvengono invece i processi di pulitura, salagione, affumicamento dei salmoni dell’Alaska. La Jerky tra l’altro ha messo in produzione anche una confezione di “fingers” di salmone, filetti di non più di 4/5 cm, affumicati con legno di Ontano, legno tipico di questo tratto del Pacifico, trattati senza alcun additivo chimico o conservante, ma solo con sale marino, zucchero di canna ed erbe naturali. Il pesce disidratato e confezionato sotto vuoto, può essere conservato per 12 mesi, ed è commercializzato in 2 versioni: Snack Original Smoked o Snack Teriyaki Smoked, ricchi di proteine, di Omega 3 e Omega 6, di vitamine D, B6 e B12, di Selenio e Magnesio.
A breve distanza, a Ferndale, su un’altra baia – posizione panoramica e a bordo d’acqua, tettoia e spazio che sembra attendere che qualcuno prenda l’iniziativa e lo trasformi in Oyster Bar con assaggi e degustazioni – è la sede della Lummi Shellfish Operations e vi si allevano ostriche di tutte le specie, europee, del Pacifico, Clams Geoducks, Manila, Pacific littleneck, Northern Quahog, Butter e Blood Cockle (le clams assomigliano alle vongole ma sono molto più grandi). L’attività è iniziata nel 1991, la produzione attuale è di oltre 10 milioni di ostriche che sono esportate in varie parti del mondo.
LE ABITUDINI DEGLI INDIANI DEDITI AL COMMERCIO
A sud di Seattle, la nazionale 90E si inoltra nelle foreste, supera lo Snoqualmie Pass, attraversa lo Stampede Park in direzione dello Stato di Yakama, Riserva di 1.377.034 acri situata al centro dello Stato di Washington, alle falde della Catena delle Cascade Mountains.
Gli Yakama vivevano nella zona del Columbia Plateau che oggi conosciamo come Stati dell’Idaho, Oregon e Washington che erano (e sono) da loro considerati come un dono del Creatore, da usare per abitarci e sostenersi e da lasciare in eredità alle future generazioni. Qui parlavano i dialetti Sahaptin, Chinookan, Sallish, vivevano di caccia, di pesca, di raccolta e di scambi fra tribù, commerciando manufatti, prodotti ittici, cani e i loro famosi cavalli (cavalli che ancora allevano ma che ormai non hanno più mercato). Nella time-ball, ornamento che ogni donna possedeva (lunga corda di canapa arrotolata a gomitolo) i nodi rappresentano gli anni; i sassi, le conchiglie e le pietre di colori diversi indicano invece gli eventi della vita di quella donna. La time ball era il calendario-diario che ogni sposa iniziava con il matrimonio, che poteva essere interpretato solo da lei, ma che, confrontato con quello delle altre donne, raccontava la storia sociale degli avvenimenti della tribù. Nei periodi invernali le famiglie si raggruppavano in villaggi; nella tenda indiana si viveva ma non si cucinava: realizzata di tronchi intrecciati, coperta di stuoie di corteccia di pino impermeabili e isolanti, si smontava con facilità e si trasportava con leggerezza. A marzo cominciava la raccolta delle radici, in maggio e giugno, quando i salmoni risalivano il Columbia, gli Yakama si spostavano lungo il fiume dove ogni gruppo familiare aveva l’uso di uno spazio, non in proprietà ma sempre lo stesso ed occupato da generazioni dalla stessa famiglia. Da quei pontili-tralicci fatti di tronchi sottili che si protendevano sulle acque, pescavano con larghi cesti di giunchi intrecciati (non con reti) i salmoni, che poi in massima parte erano essiccati al sole su canne, o affumicati con il legno d’acero, oppure tagliati a pezzi e messi sotto sale in contenitori dalla forma specifica. In autunno ritornavano nella foresta alle pendici delle Cascade Mountains per la raccolta dei frutti del bosco e per la caccia: consumare poco e conservare il più possibile per la dura stagione invernale era il loro costume. Incontrarono l’uomo bianco quando la famosa spedizione degli esploratori Lewis e Clark giunse alla confluenza dei fiumi Yakima e Columbia, nel 1805, e i primi contatti portarono nella loro vita oggetti confezionati industrialmente, nonché scambi e commerci con i cacciatori di pellicce. I problemi nacquero poi dall’avidità di terra dei coloni. Il 9 Giugno del 1855 il Governo Territoriale di Washington ed Isaac Stevens, (un non Nativo) in rappresentanza dei Nativi, firmarono il Yakama Treaty. Con quel trattato, il popolo Yakama ed altre 13 tribù cedettero 11,5 milioni di acri di territorio agli USA, riservandosi però i diritti di caccia, pesca e raccolta nelle aeree vendute ed accettarono di spostarsi negli spazi loro assegnati della Riserva in 2 anni di tempo. Il mancato rispetto da parte dei bianchi di alcune condizioni del Trattato spinse Kamiakin, capo Yakama, ad una guerra che durò 3 anni (Yakima War 1855/1858) e terminò vicino Spokane con “la battaglia dei 4 laghi”. I Nativi Americani furono sconfitti, Kamiakan fuggì in Canada e 24 capi di altre tribù furono giustiziati. Nel periodo che seguì, gli Yakama persero il diritto di accesso ai fiumi e ai territori di caccia. Ranch e fattorie occuparono terre e foreste, nacquero città, furono costruite strade di comunicazione, l’irrigazione cambiò per sempre la risalita dei salmoni, le coltivazione mutarono i luoghi e in quella terra che non riconobbero più come Madre ci furono problemi di droga, di alcolismo, devastanti malattie (influenza e morbillo) e alte percentuali di mortalità infantile. Nel 1933 nacque la Confederated Tribes of the Yakama Nation; nel 1974 il Governo Federale, con una sentenza storica, riaffermò i diritti di pesca delle tribù che iniziarono a gestire le risorse della pesca in comunione con lo Stato di Washington. Oggi la Confederazione conta 8.800 membri e 13.700 persone vivono nella Riserva o immediatamente ai suoi margini. Nel territorio sono inclusi 600.000 acri di foresta, altri 15.000 acri sono coltivati e di questi 9000 sono irrigati ed affittati anche a non Nativi. La Confederazione, che riferisce direttamente al Tribal Council, si occupa di cultura, educazione, tempo libero, salute, strade, legnami, fauna selvaggia, agricoltura e pastorizia; mantiene la propria Polizia, ha un proprio Tribunale ed assicura 600 posti di lavoro fissi (più altri 200 stagionali) nelle seguenti imprese: Heritage Inn Restaurant, Mount Adams Furniture Factory, Production Orchards, Real Yakama Fruit Stand, Wapato Industrial Park, Yakama Forest Products,Yakama Nation Credit Enterprise, Yakama Nation Cultural Center, Yakama Nation Land Enterprise, Yakama Legends Casino, Yakama Nation RV Resort.
I PRODOTTI ECCELLENTI DEGLI INDIANI DI AMERICA
A Toppenish, città di frontiera nata agli inizi del ‘900, gli edifici sono decorati da affreschi che ricordano episodi della vita dei Nativi Americani e dei Coloni, testimonianze colorate ed edulcorate di un folckore che ravviva il paesaggio. Ma nello Yakama Cultural Heritage Center è esposta invece la realtà degli avvenimenti storici, passato veramente prossimo, remoto nello stile di vita, arduo e doloroso racconto di eventi che hanno cambiato per sempre e brutalmente vita, valori, abitudini del popolo della Nazione Yakama, privato dei territori natali e delle sicurezze ancestrali.
La pianura infinita che circonda Toppenish, è dominata dalla vetta isolata del Monte Adam; sui lievi pendi delle colline pre montane i vigneti iniziano a produrre vino di buona qualità, il fondo valle è uno sterminato frutteto, migliaia di acri di alberi da frutta: pesche, nettarine, albicocche, ciliegie, pere, mele e campi di asparagi e cespugli di huckleberry, il basso mirtillo americano che in questa specie cresce solo in questa regione. Tutta la produzione della Yakama Nation Fruit Inc, nel breve, sarà certificata biologica; il fatturato complessivo è di oltre 750 milioni di dollari; la frutta è acquistata dalla Grande Distribuzione degli USA o commercializzata con il marchio Yakama ed esportata, soprattutto in Oriente e in Medio Oriente. Collegato a questa produzione è lo Stabilimento Yakama Juice, che acquista tutta la frutta del 3° tipo (imperfetta per forma, grandezza, colore) per fare succhi concentrati: 2 linee di produzione, una per i clienti mandatari, l’altra (la linea “Yakama” che per ora è distribuita soprattutto nella vicina Seattle) ha i prodotti certificati biologici ed il succo di mirtilli è veramente ottimo. Un’altra eccellenza è lo stabilimento per la lavorazione del legno della Yakama Nation Sawmill Forest Products a White Swan: il legno proviene da 400 acri di foresta della Riserva, Abete Rosso e Abete Douglas di alta qualità, tagliati secondo la normativa federale americana, con programmazione computerizzata, laser, produzione certificata, efficienza, sicurezza, esportazioni verso tutto il mondo, inclusa l’Europa, e un fatturato di 58 milioni di dollari l’anno. Poco più lontano è il Ranch dove si allevano i bisonti (bufali americani), programma portato avanti con l’aiuto delle Tribù del South Dakota. I bisonti provengono dai loro allevamenti e da quelli del Montana, una reintroduzione a fini soprattutto culturali. Del bisonte (Tanka in lingua nativa) si usavano pelli, denti, ossa, tendini che servivano per vestiti e pellicce, contenitori e stoviglie, arnesi e coltelli, gioielli, ornamenti e oggetti sacri e rituali. Nella realtà attuale il bisonte si inserisce bene nei programmi di corretta moderna alimentazione; la carne ha bassi livelli di colesterolo e pochi grassi, il suo pascolo richiede minori quantità di erba e di foraggio con notevoli risparmi d’acqua.
La Native American Natural Foods produce i Tanka Bar, barrette snack di 28 grammi, 70 calorie, ricche in proteine, a basso contenuto di grassi e di colesterolo.
LA PERDITA DEI DIRITTI DEI NATIVI NEI LORO TERRITORI
Dalla fertile valle del fiume Yakama, il Plateau si eleva ed assume caratteristiche desertiche, la vegetazione diminuisce, i panorami si fanno struggenti di maestosa solitudine, poi i pendii scendono veloci verso l’Oregon e verso l’alveo del Columbia River, il quarto fiume americano. Le 14 dighe idroelettriche che sfruttano la sua potenza, ovviamente, hanno ostacolato la risalita dei salmoni, ma nonostante la linea ferroviaria, nonostante alcuni tratti industriali, il paesaggio è imponente: una falesia di granito scuro segue il corso del fiume ricco di soste turistiche, come la Multnomah falls che, con doppia caduta, precipita da impervia altezza. Poi è la Willemette Valley, i grattaceli, i parchi, le piste ciclabili, i piccoli ristoranti sull’acqua di Portland… e si prosegue verso la Costa del Pacifico e verso la Umpaqua Valley.
Gli Umpqua, parlavano la lingua Takelma e si dicevano originari della zona oggi nota come Crater Lake. Il loro primo contatto con gli Europei avvenne alla fine del 18° secolo quando alcuni galeoni spagnoli approdarono sulla costa nord americana. Lo Stato dell’Oregon ebbe origine da un’unilaterale dichiarazione di egemonia bianca e dall’Organic Act che sancì la donazione da parte del Governo Americano, nel 1850, di 320 acri a ciascun colono di età superiore ai 18 anni. Infine, nel 1852, la scoperta dell’oro a Jackson Creek aumentò le tensioni esistenti, ma ciò nonostante la tribù dei Cow Creek Umpqua sia stata la prima di tutta l’America a ratificare, nel 1853, un trattato con il Governo con il quale cedette il suo territorio per 12000 dollari. In seguito gli accordi firmati non furono rispettati e gli Umpqua, privati di ogni diritto, divennero rifugiati nelle loro terre d’origine, condizione che dette origine alla Rogue Indian War. Ciò indusse il Governo Americano ad annullare i suoi impegni e a trasferire i Rogue e gli Umpqua, con marce forzate, 150 miglia a Nord fino alla Grand Ronde Reservation. Nel 1865 anche le terre di quella Riserva divennero ambite e furono in parte assegnate ai bianchi. Ai Cow Creek Umpqua fu concesso di sopravvivere nella parte peggiore. Nel 1918 gli Anziani Umpqua chiesero a Washington (ma senza successo) un risarcimento per i territori che il Governo degli USA aveva sottratto al loro popolo per cifre irrisorie e che aveva poi rivenduto ai coloni ricavandone notevoli guadagni. Infine, nel 1954, una legge stabilì che non esistevano più Nativi American nell’Ovest dell’Oregon e gli Umpqua furono dichiarati estinti. Fu solo nel 1980, con la legge 96-25, che la richiesta di risarcimento fu accolta: gli Umpqua ritrovarono lo status di tribù presso il Governo Federale ed ottennero nel 1984 un risarcimento di 1,5 milioni di dollari. Con quella somma la Tribù ha costituito un Fondo, riacquistato delle terre e costruito a Ridde – a sud della città di Eugene – un Bingo, oggi diventato il Seven Feathers Hotel and Casino Resort, albergo a 5 stelle con sale da gioco, 5 ristoranti, sale congressi, piscine e un Campeggio per Motor Home con 190 piazzole. Premiato con il maggiore Award americano dell’ospitalità, offre palestra, piscina riscaldata, docce individuali, barbecue, laghetto, club house e1200 acri di parco. La tribù degli Umpaqua è ora nazione sovrana ed elegge il suo Consiglio: 11 membri che sono gli ideali successori delle 7 mitiche famiglie di fondazione. La tribù ha anche creato una Fondazione che finanzia progetti di privati e ha dato avvio ad altre attività: Seven Feathers Truck and Travel Center, ciMediaGroup/ciPrinting, Nesika Health Group, Rio Communications, Canyonville Cubbyholes, Valley View and Riverside Lodge Motel, Umpqua Indian Utility Cooperative, K Bar Ranches e la Umpqua Indian Foods, minuscola fabbrica interamente artigianale, diretta da JudiAnn Buhl. La catena di produzione è controllata con rigidi protocolli di igiene ed ispezioni quotidiane delle autorità competenti; nel laboratorio arrivano i tagli di manzo “pectoral USA high quality” che provengono da bestie selezionate di allevamenti del territorio. La carne tagliata a crudo a piccoli filetti, condita solo con pepe, sale o zucchero, aglio e un mix di spezie, inizia il ciclo di produzione con 10’ di cottura a cui fanno seguito 12 ore nei forni di seccaggio. Confezionata sottovuoto, è venduta anche nel Supermarket delle specialità Umpqua che è di fronte.
UN PASSATO DI INGIUSTIZIE, UN PRESENTE SERENO
Infine la tribù dei Nativi Conquille, di origine Athbasca. Presenti da 6000 anni nel Sud Ovest dell’Oregon, in prossimità del Coquille River e lungo le baie e gli estuari fra le alte dune della Costa del Pacifico, i loro dialetti sono Clatskanie, Umpqua e Coquille Tolowa; le loro fonti di sopravvivenza erano la caccia, i salmoni, il granturco e la raccolta dei frutti della foresta. La popolazione di circa 8000 individui agli inizi del 19° secolo fu decimata dalle malattie contratte dall’incontro con i cacciatori bianchi, a cui seguirono i pionieri e i cercatori d’oro, sempre scortati dai soldati. I Nativi, dopo attacchi sanguinosi, firmarono due Trattati di pace che il Congresso USA non ratificò e nel 1857, privati di ogni diritto, furono deportati a Nord, nella Siletz Reservation e solo nel 1989 sono stati nuovamente riconosciuti come popolo.
Il CEDCO – Coquille Economic Devolpment Corporation – ha un ruolo centrale nella crescita economica della tribù. I suoi investimenti sono: l’Heritage Place, centro nato per l’assistenza e la cura dei malati di Alzheimer, espressione della volontà di sostegno e di rispetto per gli anziani; il Mill Casino Hotel, 200 camere e una nuova ala appena inaugurata, interni decorati con enormi travi in legno che sostengono alti soffitti a mansarda, fuoco acceso nel camino al centro del salotto, vetrata che affaccia sul panorama della bella Coos Bay, sale da gioco con oltre 700 slotmachine e 5 ristoranti. La Coquille Cramberries, produzione biologica di “cramberries” (frutti rossi, poco più grandi dei mirtilli, croccanti, aciduli, molto usati in gastronomia), raccoglie questi frutti all’inizio dell’autunno da cespugli bassi con foglioline color ruggine che crescono in zone sabbiose, immersi nell’acqua.
Da questi frutti la Coyote Winery ricava anche un vino leggero (8°) simile al Novello. Un’altra attività del CEDCO è l’ORCA Communications, la fabbrica di fibre ottiche per la comunicazione ad alta banda che ha collegato in wireless e gratuitamente tutta la regione della South Oregon Coast, mentre la Ko.Kwel Wharf organizza eventi e manifestazioni che animano le spiagge ed il lungomare di Coos Bay. Non tutte le tribù dei Nativi sono ricche, ma quelle che hanno di più si autotassano in proporzione ai loro ricavi per aiutare quelle che hanno di meno. Il marchio Made/Produced by American Indian, creato da Virgil Marchand, approvato nel 1991 dall’ufficio preposto in Washinghton DC e usato per la prima volta nel 1993 per il Mannitok Wild Rice, è il simbolo di una cultura e l’orgoglio di una tradizione. Fagioli, patate e granturco sono esportati senza marchio, altri prodotti sono però commercializzati dai Consorzi con il marchio di singole tribù. Ora un’esile brezza sembra abbia iniziato a soffiare anche in America a favore dell’ambiente e di un’alimentazione più sana e contenuta, concetti iscritti nel DNA di tutte le Nazioni Indiane…”we dont inherit the heart from our ancestors we borrow it from our children”, la custodia e non il possesso della natura da trasmettere integra alle future generazioni.
Se il vento è quello giusto, forse è giunto il loro momento: con un buon marketing e con un unico logo, la loro produzione di alimenti biologici e di cibi della tradizione nel rispetto della natura, restituiranno ai Nativi Americani la leadership ideale di popolo di fondazione del continente Nord Americano.


