L’alta costiera amalfitana che domina uno dei tratti di mare più belli del mondo, non smette di regalare scorci di rara suggestione.
Amalfi, Positano, Sorrento – come tutte le più note località di questa regione ricca dei privilegi ambientali e artistici che l’hanno resa celebre nel mondo – sono solo alcuni dei luoghi che vale la pena visitare.
Ma basta spostarsi su zone meno battute turisticamente per incontrare altre meraviglie: Agerola – che gli escursionisti conoscono per il millenario Sentiero degli Dei, otto chilometri che dai monti Lattari scivolano verso il mare di fronte a Capri, in uno dei percorsi naturalistici più spettacolari del Mediterraneo – negli ultimi anni ha migliorato la propria proposta turistica grazie all’impegno della popolazione locale.
Sono nate pertanto numerose attività ricettive, gli alberghi hanno riqualificato i propri servizi e si sono moltiplicati gli eventi e le iniziative volte ad attirare interesse su questo paese di quasi 8.000 abitanti.
Uno dei maggiori propulsori di questo percorso di crescita è un privato che si è adoperato per restituire alla collettività e a un turismo consapevole il palazzo di famiglia, con i suoi appartamenti affrescati, gli arredi e le suppellettili di un tempo, riportati alla loro bellezza originaria.
È dell’imprenditore Giovanni Paone, proprietario di Palazzo Acampora, il progetto che ha riguardato sia il restauro conservativo del suo prestigioso immobile, sia l’apertura del ristorante gourmet “La Corte degli Dei”.
Oggi, dunque, chi attraversa l’androne del settecentesco palazzo patrizio per immettersi nella splendida corte che prelude al ristorante, può immergersi nella storia affascinante dell’antica dimora, cominciando la visita dalla vecchia bottaia dell’avo Luigi Acampora di Corfù, passando per la stanza col forno ancor oggi funzionante e da una sala pranzo, tuttora utilizzabile per eventi particolari.
Al piano nobile, invece, le stanze padronali testimoni di un intenso vissuto, confermato da vicende familiari che si sono intrecciate con la Grande Storia e con la presenza di personaggi di portata internazionale sia sul piano culturale che politico, ma che per Giovanni hanno soprattutto il sapore della propria infanzia, vissuta a fianco di quattro prozie, morte ultra centenarie, sorelle di sua nonna Bianca Acampora di Corfù e dispensatrici di quei piatti che costituiscono il suo imprinting gastronomico: genovese di pollo in primis, sartù bianco, melanzane fritte con marmellata di amarene, un piatto tipico della costiera, forse riconducibile ai monaci dell’antico convento di Tramonti.
Ci piace descriverne la ricetta: i frati friggevano le melanzane e poi le irroravano con un composto dolce e liquoroso, sostituito in seguito dal cioccolato e servite, appunto, con la marmellata.
Se le vicende che hanno fatto da sfondo alla epopea del palazzo, tra intrighi, assassini, complotti e liason amorose sono il racconto avvincente che i visitatori possono ascoltare durante la visita, a noi interessa rimarcare invece che all’avo di Giovanni Paone, il condottiero Paolo Martino Avitabile, va riconosciuto il grande merito di aver portato in Italia le antesignane delle vacche agerolesi: la regina Vittoria d’Inghilterra gli regalò infatti due esemplari di razza jersey che, accoppiati a mucche autoctone, diedero origine a questo incrocio dal cui latte si ricavano il famoso provolone del monaco dop, la provola affumicata, il fiordilatte e la ricotta che si utilizza per la pastiera napoletana.
Particolari, questi, non irrilevanti, dato che oggi sono i prodotti identitari ad aggiungere valore a panorami, complessi artistici e offerte turistiche.
E questo è anche quanto viene valorizzato nel ristorante che oggi si pregia di avere due chef di livello a comporre una carta menù che parla di territorio: lo stellato Vincenzo Guarino e il resident chef Giuseppe Romano – che con Vincenzo ha una lunga e fruttuosa collaborazione – hanno creato i piatti evocativi di un passato importante, ma con tutto l’appeal di un presente più fresco e fruibile.
Con la bella stagione sarà magico cenare all’aperto, col fresco della sera che sale dal mare, protetti dalle mura avite ricamate dal verde dei rampicanti, e coccolati da un team che trasmette l’orgoglio del proprio lavoro e della propria appartenenza a una regione davvero baciata dagli dei.
La capacità di Guarino di trasmettere emozioni nei piatti è una dote che da sempre gli viene riconosciuta e che deriva dalla ricerca ma anche da un talento naturale, affinato nel corso di collaborazioni prestigose in Italia e nel mondo.
Le sue preparazioni sono molto riconoscibili, come fossero firmate, perchè il suo stile netto, sicuro, denso di riferimenti, ha ormai una matrice costante solo a lui ascrivibile.
E Giuseppe è la sua estensione naturale, capace di coordinare la squadra affinchè nulla venga snaturato nell’esecuzione quotidiana: con lui in cucina Davide Baroni ai primi, Adriano Acampora ai secondi, Chiara Naclerio alla pasticceria.
Ecco, dunque, il territorio descritto con gli scialatielli alla Nerano e gamberi rossi crudi, il cappuccino salato, crema di patate, pan brioche, spuma di provolone del monaco e polvere di funghi, il carciofo incontra la burrata… ma se qualcuno vuole i mitici e intramontabili spaghetti a vongole, così come il baccalà fritto alla puttanesca o la caprese con gelato alla vaniglia per immergersi nei sapori più tradizionali, qui troverà la propria soddisfazione.
Il giovane staff di sala infatti, con la gentilezza non affettata di chi ha a cuore il benessere dei propri ospiti, è attento e motivato nel servizio e pronto a recepire le singole esigenze, dal maitre e sommelier Luigi Capriglione, allo chef de rang e sommelier Antonio Iovine (la carta vini si concentra su belle etichette del territorio e altre importanti nazionali ed estere), fino ai commis di sala Patrizio Apuzzo e Marco Iovieno.
La Corte degli Dei
Via Armando Diaz 26
Palazzo Acampora,
Pianillo, Agerola (NA)
+39 324 843 7579
www.lacortedeglidei.it
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