Dal 17 settembre il ristorante due stelle Michelin lascia la storica sede di Vico Equense e approda nel cinque stelle lusso della famiglia Russo-Attanasio. Per Esposito anche un nuovo ruolo alla guida del food & beverage dell’hotel.
Non è soltanto un cambio di indirizzo: dopo trentacinque anni a Vico Equense, Gennaro Esposito porta la Torre del Saracino a Sorrento, all’interno del Bellevue Syrene, storico cinque stelle lusso affacciato sul Golfo di Napoli.
Il primo servizio è previsto per giovedì 17 settembre 2026 e segna l’avvio di un progetto che coinvolgerà progressivamente non soltanto il ristorante gastronomico, ma l’intera proposta food & beverage dell’albergo. Il Bellevue Syrene, affiliato a Relais & Châteaux e insignito di due Chiavi Michelin, è guidato dalla famiglia Russo-Attanasio, oggi alla quinta generazione.
La notizia assume un peso particolare proprio per la storia della Torre del Saracino. Aperto nel 1991 nella Marina di Equa, il ristorante ha accompagnato tutta l’evoluzione professionale di Esposito, conquistando due stelle Michelin e diventando uno dei riferimenti dell’alta cucina del Sud Italia.
La distanza geografica tra Vico Equense e Sorrento è minima. Quella progettuale, invece, è decisamente più ampia.
Gennaro Esposito non sarà soltanto lo chef del ristorante
È questo probabilmente l’aspetto più interessante dell’operazione.
Al Bellevue Syrene Esposito assume infatti, per la prima volta, anche il ruolo di Food & Beverage Manager, con la responsabilità di sviluppare nel tempo l’intero sistema gastronomico della struttura. Non soltanto, quindi, il fine dining della Torre del Saracino, ma anche prima colazione, room service, La Pergola, Il Costiera Bar, eventi e banqueting.
È una scelta che racconta bene come stia cambiando il rapporto tra grande albergo e grande cucina. La ristorazione non viene più considerata semplicemente uno dei servizi dell’hotel, ma può diventare parte centrale del suo posizionamento e della sua identità. Esposito ha sintetizzato la propria ambizione parlando della volontà di costruire «il ristorante più grande del Sud Italia», chiarendo però che la grandezza alla quale fa riferimento non riguarda dimensioni o numero di coperti, bensì la capacità di accompagnare l’ospite lungo l’intera giornata attraverso una visione gastronomica coerente.
La Torre del Saracino mantiene nome, brigata e identità
La Torre del Saracino non viene assorbita dal Bellevue Syrene né trasformata nel ristorante dell’hotel. Mantiene il proprio nome e il proprio percorso gastronomico, inserendosi però in una struttura capace di amplificarne il concetto di ospitalità.
Anche la squadra seguirà in larga parte Esposito a Sorrento. Il ristorante ripartirà senza rivoluzioni forzate, portando con sé la cucina costruita negli anni attorno a materia prima, territorio campano, memoria e ricerca.
Per il debutto è annunciato il percorso “Identità e Territorio”, proposto nelle formule da cinque, sette o dieci portate, affiancato da piatti del giorno e da proposte vegetariane e vegane. Esposito lavorerà inoltre al fianco di Carmine Bellini, chef di riferimento de La Pergola, e della brigata già presente al Bellevue Syrene.
La nuova Torre occuperà gli spazi della Sala Iodice, accanto alla Villa Pompeiana; durante la bella stagione il servizio potrà estendersi verso la terrazza affacciata sul Golfo. I coperti rimarranno volutamente contenuti: circa ventidue nella stagione invernale e fino a ventotto nei mesi più favorevoli.
L’incontro con la famiglia Russo-Attanasio
Dietro l’accordo c’è anche il rapporto costruito tra Esposito e Elsa Russo, alla guida del Bellevue Syrene.
Da una parte una famiglia che dal XIX secolo lega il proprio nome all’ospitalità sorrentina; dall’altra uno chef che ha costruito la propria cucina partendo proprio dalla Penisola Sorrentina.
Il Bellevue Syrene dichiara esplicitamente di voler trasformare sempre di più la gastronomia in uno degli elementi qualificanti dell’hotel. Esposito, dal canto suo, trova una struttura nella quale poter estendere la propria idea di cucina ben oltre il momento della cena. È forse qui che si trova la parte più interessante dell’operazione: la Torre del Saracino entra in un albergo, ma Esposito entra contemporaneamente nella vita dell’albergo.
Non si tratta quindi della consueta collaborazione tra chef e struttura di lusso, con una firma prestigiosa utilizzata per il ristorante gastronomico: il progetto dichiarato è più profondo e coinvolge l’organizzazione complessiva dell’offerta.
E Vico Equense? Nasce Caporivo
Il trasferimento non significa nemmeno l’abbandono della sede storica.
A pochi giorni dall’apertura sorrentina, il 22 settembre, negli spazi che per oltre tre decenni hanno ospitato la Torre del Saracino debutterà Caporivo, nuovo progetto di Esposito dedicato a una cucina maggiormente legata alla tradizione, alla stagionalità, al mercato e alle ricette della memoria campana.
Una scelta significativa perché permette allo chef di sviluppare due percorsi molto diversi senza rinnegare la propria storia: da una parte la ricerca gastronomica della Torre del Saracino nella dimensione internazionale del Bellevue Syrene; dall’altra, nella sede dove tutto è cominciato, una ristorazione più immediatamente concentrata sulle radici.
Una scelta che racconta anche il futuro del fine dining
In un momento nel quale il settore continua a interrogarsi sulla sostenibilità economica e culturale del fine dining, la scelta di Gennaro Esposito merita di essere osservata anche oltre il singolo caso.
Non riduce infatti il progetto, non aumenta indiscriminatamente i coperti e non abbandona l’alta ristorazione, ma cambia il contenitore, inserendosi all’interno di un sistema di ospitalità capace di offrire camere, servizio, spazi, eventi e una clientela internazionale, mentre parallelamente recupera nella sede originaria una ristorazione più legata alla tradizione.
È una strategia che separa con maggiore chiarezza due esigenze oggi spesso difficili da far convivere sotto la stessa insegna: la ricerca gastronomica e la cucina quotidiana del territorio.
Per Esposito, dunque, quei pochi chilometri tra Vico Equense e Sorrento rappresentano molto più di un trasferimento in quanto sono il tentativo di capire quale forma possa assumere oggi un grande ristorante italiano quando cucina e ospitalità smettono di procedere su binari separati.
E dal 17 settembre, al Bellevue Syrene, cominceremo a vedere la risposta.


