Gino Angelini
Un maestro italiano nel mondo
Raccontare Gino Angelini partendo dall’America significa perdere il cuore della sua storia. Gino Angelini è prima di tutto un cuoco italiano, formato in Italia in un’epoca in cui la cucina si imparava sul campo, nelle brigate, attraverso regole ferree e il rispetto delle gerarchie. È in questo contesto che matura una visione del mestiere che non lo abbandonerà mai: la cucina come pratica quotidiana ineludibile, non come palcoscenico.
La sua formazione si radica per anni a Rimini, una piazza fondamentale per comprendere cosa significhi crescere professionalmente nella ristorazione italiana.
La Riviera romagnola, con la sua stagionalità serrata, i numeri importanti e il rapporto diretto con il cliente, è una palestra durissima e formativa.
Qui Angelini impara il ritmo del servizio, l’organizzazione interna, il valore del lavoro quotidiano in tutti i suoi aspetti.
Il percorso di Gino Angelini va dunque letto per quello che è: una costruzione lunga, paziente, cominciata molto presto.
Parlando della sua formazione italiana e degli inizi precoci, Angelini ha più volte ricordato quanto il tempo sia stato determinante nel suo percorso:
«Ho cominciato a quattordici anni. A quell’età impari soprattutto la disciplina, che in quei tempi era durissima, fatta di orari infiniti, di obbedienza cieca ai superiori, di rimproveri e ordini perentori, ma anche di rispetto per il lavoro e per chi lavora con te. Il resto arriva dopo, se arriva».
Una dichiarazione che chiarisce bene come il suo iter professionale sia stato umile e come l’umiltà sia rimasta la caratteristica della sua personalità, malgrado i grandi successi italiani e internazionali. Angelini non si è mai posto sotto i riflettori, non ha mai sfruttato né personalmente né economicamente il suo ruolo, comunque prestigioso.
Lontano dalle logiche degli chef star, ha mantenuto una sua precisa linea etica.
Il Des Bains di Riccione: maturità professionale
Il passaggio al Grand Hotel Des Bains di Riccione segna una fase di maturazione importante. Qui Angelini entra in una dimensione diversa, dove la cucina si interfaccia direttamente con l’ospitalità, con una clientela internazionale, con un’idea di servizio più strutturata. Il contesto alberghiero di alto livello richiede precisione, affidabilità e capacità di lavorare su standard elevati senza perdere identità.

Al Des Bains Angelini consolida una cucina italiana elegante ma concreta, fatta di piatti riconoscibili, ben eseguiti, pensati per durare nel tempo.
È qui che si rafforza anche il suo ruolo di formatore, perché le cucine alberghiere sono da sempre luoghi di passaggio e crescita per giovani cuochi.
Angelini ha formato generazioni di cuochi oggi anche famosi, in Italia prima e negli Stati Uniti poi, lasciando un’impronta che va oltre il singolo ristorante.
Chi è passato dalle sue brigate racconta una scuola fatta di ordine, chiarezza, rispetto del lavoro e della squadra.
Nessun protagonismo inutile, ma una forte responsabilità individuale, malgrado lui stesso vanti una carriera ricca di primati, come aver realizzato pranzi per il Papa, per Gorbaciov, per Mitterrand e, in America, per le leggende del cinema e della politica.
Un percorso che spiega tutto il resto
Questo lungo periodo italiano non è un capitolo introduttivo, ma la chiave di lettura dell’intera carriera di Gino Angelini.
Quando arriva negli Stati Uniti, nel 1975, Angelini non rompe con il suo passato italiano. Al contrario, lo porta con sé.
L’esperienza al Rex di Los Angeles, al fianco del visionario imprenditore romano Mauro Vincenti, è la naturale prosecuzione di un percorso già avviato. In quel contesto Angelini applica il metodo appreso in Italia a una realtà nuova, dimostrando che la cucina italiana, se solida, può funzionare ovunque.
Parlando del suo arrivo negli Stati Uniti e della scelta di non semplificare la cucina italiana, Angelini ha spiegato più volte la sua linea con grande lucidità:
«Se cambi la cucina per farla capire subito, non stai più facendo cucina italiana. Ho preferito restare fedele e lasciare che fosse il pubblico ad avvicinarsi».
Al Rex – capolavoro Art Déco del 1928, ristrutturato magnificamente da Vincenti nel 1976, attorno ai cui pregiati tavoli in cristallo Lalique prese posto lo star system internazionale e reso famoso dalla celebre scena del film Pretty Woman, nella quale Julia Roberts, accanto a Richard Gere, si cimentò nella degustazione delle escargot – Angelini consolida il suo ruolo di ponte culturale tra due mondi gastronomici.

Con l’apertura di Angelini Osteria, nel 2001, questo ruolo si amplifica: la sua è una cucina che parla italiano in modo chiaro, senza sovrastrutture, basata su una tecnica solida e su una memoria profonda.
La pasta è uno dei suoi territori più rappresentativi. I tonnarelli cacio e pepe, le pappardelle al ragù, i tagliolini al limone e Parmigiano Reggiano, i cappelletti romagnoli, i ravioli fatti in casa e le lasagne verdi “Nonna Elvira”, ma anche le trofie liguri o gli spaghetti alla Nerano con colatura di alici, rappresentano un’Italia verace e riconoscibile.
Accanto alla pasta, Angelini lavora molto sulle carni, trattate con rispetto e senza eccessi: arrosti, brasati, preparazioni lente che riportano al centro l’assoluta qualità delle materie prime e il tempo come valore culinario. Le verdure non sono semplice accompagnamento, ma elemento strutturale del piatto.
Un tema ricorrente nelle sue dichiarazioni è il rifiuto della cucina intesa come intrattenimento.
Angelini ha spesso ribadito che il cuoco non deve comunicare protagonismo, ma affidabilità. In diverse interviste ha espresso una distanza dal culto della personalità, sostenendo che il vero valore di una cucina si misura nella continuità e nella capacità di mantenere uno standard alto ogni giorno: «Il cuoco non deve essere interessante, deve essere affidabile. La vera sfida è fare bene le stesse cose, ogni giorno».
I riconoscimenti
Il lavoro di Angelini viene riconosciuto dal pubblico che ama la cucina autentica, da politici e attori ormai di casa all’Osteria e anche dalla critica.
Negli Stati Uniti riceve il James Beard Award come Best Chef: California, uno dei premi più autorevoli del panorama gastronomico americano.
Significativo è anche il riconoscimento italiano: il Premio del Gambero Rosso nella Guida Top Italian Restaurant 2021, conferito per il contributo dato alla diffusione e alla credibilità della cucina italiana all’estero.
Un premio che riporta Angelini dentro una narrazione italiana consapevole, come cuoco che ha rappresentato il Paese senza semplificarlo.
È una posizione netta, che spiega anche il suo rapporto con i premi e con il successo, sempre vissuti come conseguenza e mai come obiettivo.
Angelini dunque non è solo un cuoco che ha successo all’estero, ma un professionista che ha saputo argomentare il proprio lavoro, con sobrietà e concretezza, senza protagonismi.
Biografia di Gino Angelini
Gino Angelini nasce nel 1953 a San Clemente, sulle colline di Rimini.
Dal 1966-67 studia alla scuola alberghiera Palace di Rimini e a soli quattordici anni inizia a lavorare come cuoco stagionale all’Hotel Imperiale di Rimini.
Dal 1973 al 1987 lavora nelle strutture alberghiere della famiglia Amati (Hotel Ambasciatori e Hotel Bellevue); a ventitré anni è il più giovane chef al timone del ristorante di un hotel a cinque stelle. Dal 1989 al 1995 lavora al Grand Hotel Des Bains di Riccione.
Nel 1980, assieme a un gruppo di amici e professionisti del settore, fonda la società di catering Summertrade.
Nel 1984 è, con la giornalista Elsa Mazzolini, tra i fondatori della rivista La Madia Travelfood, storicamente la prima rivista in Italia per il settore Horeca.
Dal 1983 al 1989 è Presidente dell’Associazione Cuochi Romagnoli; dal 1987 al 1995 ricopre, con Gualtiero Marchesi, la carica di Commissario italiano all’Eurotoques, Unione Europea dei Cuochi.
Negli anni ’90 è ambasciatore della cucina romagnola in quindici nazioni del mondo nelle iniziative promozionali della Regione Emilia-Romagna.
Nel 1995 emigra in California e, dopo aver lavorato in alcuni importanti ristoranti (in particolare il Rex e il Vincenti), apre nel 2001, insieme alla moglie Elisabeth, Angelini Osteria a Los Angeles.
In poco tempo il locale diventa il più importante e rinomato ristorante della città californiana. Tra gli ospiti abituali figurano Dustin Hoffman, Tom Cruise, Gwyneth Paltrow, Madonna, Tom Hanks, Steven Spielberg, John Travolta, Justin Timberlake, Cameron Diaz, Denzel Washington, Danny De Vito, Andy Garcia, David Beckham, Lady Gaga, oltre a Laura Pausini, Eros Ramazzotti ed Elisabetta Canalis.
Gino Angelini è una stella di prima grandezza della ristorazione italiana nel mondo; negli anni 2002, 2003 e 2005 è nominato Best Italian Chef in California.
Il 17 giugno 2007 riceve il Premio Artusi per la cucina a Casa Artusi di Forlimpopoli.
Nel 2011 riceve il Premio Festival della Cucina Italiana come Migliore Chef.
Nel 2021 il Gambero Rosso gli assegna i Tre Gamberi, massimo riconoscimento per la categoria migliori ristoranti all’estero nella Guida Top Restaurant Special Awards.
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