Come molti di voi sapranno, poche settimane fa, negli USA è stata pubblicata la nuova Piramide Alimentare, che ha, soprattutto negli ambienti accademici e scientifici, sollevato alcune perplessità.
Intanto, bisogna sottolineare che le Piramidi Alimentari sono strumenti di educazione nutrizionale; sono, cioè, rappresentazioni grafiche che indicano quali alimenti consumare più spesso e quali con moderazione.
Non sono diete rigide, ma modelli di riferimento che riflettono conoscenze scientifiche, una cultura e un contesto socio-economico specifici.
Non si può, quindi, giudicare una Piramide Alimentare se la si decontestualizza dai contesti culturali e socio-economici in cui è nata.
Tra le più discusse a livello internazionale, in queste ultime settimane, troviamo la Piramide Alimentare statunitense, pubblicata nell’ambito delle Dietary Guidelines for Americans 2025-2030. Prima di approcciare questo nuovo tipo di piramide, ricordo brevemente le caratteristiche della Dieta Mediterranea.
La Piramide Mediterranea nasce dall’osservazione delle tradizioni alimentari dei Paesi del bacino del Mediterraneo.
Alla base troviamo verdura, frutta, cereali integrali e legumi, accompagnati da olio extravergine d’oliva come principale fonte di grassi.
Seguono pesce e latticini in quantità moderate, poi carni bianche, mentre carni rosse e dolci occupano il vertice.
Un elemento distintivo è che questo modello non si limita al cibo: include anche attività fisica regolare, convivialità, stagionalità degli alimenti e sostenibilità ambientale. Numerosi studi associano la dieta mediterranea a:
• Riduzione del rischio cardiovascolare (infarto, ictus, ipertensione)
• Migliore controllo glicemico
e minor rischio di diabete di tipo 2
• Riduzione dell’infiammazione cronica
• Benefici su longevità e salute cognitiva
Questi effetti derivano soprattutto dall’elevato apporto di fibre, antiossidanti e grassi insaturi, unito alla limitazione dei grassi saturi e degli zuccheri. Volendo riassumere pregi e limiti, possiamo semplicemente elencarli:
Pregi
• Forte supporto scientifico
• Elevata qualità nutrizionale
• Buona sostenibilità ambientale
Limiti
• Meno immediata per chi vive fuori dal contesto mediterraneo
• Poche indicazioni quantitative, che richiedono consapevolezza personale
La più recente Piramide Alimentare USA è stata elaborata sotto la supervisione dell’USDA, insieme al Dipartimento della Salute statunitense.
A differenza dei modelli precedenti (come MyPlate), è tornata a una rappresentazione a piramide, con una struttura che ridimensiona il ruolo dei carboidrati e rafforza quello delle proteine.
Il messaggio centrale è la promozione del “cibo reale” e la riduzione degli alimenti ultraprocessati, degli zuccheri aggiunti e delle farine raffinate.
La centralità di tale messaggio è un aspetto fortemente positivo. Certamente, il nuovo modello può avere effetti positivi nel ridurre il consumo di junk food e prodotti industriali, che negli USA rappresentano oltre il 50% della dieta quotidiana.
Tuttavia, emergono alcune criticità: c’è una forte enfasi su proteine animali e latticini, con possibile aumento dell’apporto di grassi saturi, e una minore valorizzazione dei cereali integrali, noti per i benefici metabolici e cardiovascolari; ci sono, infine, messaggi poco chiari sulla qualità dei grassi da assumere.
Nel lungo periodo, se applicata senza attenzione, questa impostazione potrebbe non offrire la stessa protezione cardiovascolare osservata nei modelli più ricchi di alimenti vegetali. Anche qui voglio, schematicamente, riassumere i pregi e i difetti:
Pregi
• Struttura chiara e facilmente applicabile
• Forte messaggio contro gli alimenti ultraprocessati
• Indicazioni quantitative più esplicite
Difetti
• Qualità degli alimenti talvolta poco distinta
• Maggiore impatto ambientale (l’impatto sull’ambiente di questo tipo di dieta è decisamente più impegnativo rispetto alla Dieta Mediterranea)
• Benefici di lungo periodo meno consolidati
Il confronto tra i due modelli mostra, sostanzialmente, due filosofie totalmente diverse.
La Piramide Mediterranea rappresenta un approccio globale alla salute, che integra alimentazione, cultura e prevenzione a lungo termine, mentre la Piramide USA risponde alle esigenze di una società industrializzata, cercando di correggere eccessi moderni come il consumo di alimenti ultraprocessati, ma con alcune scelte nutrizionali ancora dibattute.
In sintesi, mentre il modello statunitense mira a gestire problemi già presenti, quello mediterraneo lavora soprattutto per evitare che si sviluppino, confermandosi un riferimento solido per la promozione della salute nel lungo periodo. È comunque, da parte degli USA, un passo enorme quello che è stato fatto.
Negli USA il comportamento e l’eccesso alimentare (e di cibi industrializzati) erano ormai totalmente fuori controllo: dare finalmente degli “alert” su questo è già un primo atteggiamento, non tanto di valore “costruttivo”, ma senza dubbio di valore “riparativo”.
Non si può cambiare una cultura alimentare semplicemente pubblicando una Piramide tecnicamente perfetta. La Piramide Alimentare deve prendere spunto dalla realtà del Paese in cui viene proposta.
Ecco perché, pur con i tanti dubbi e i tanti limiti che questa pubblicazione comporta, essa rappresenta comunque un primo tentativo di assunzione reale del problema nutrizionale negli USA. Saranno i prossimi anni a dirci se questa scelta è stata corretta.
[Questo articolo è tratto dal numero di di marzo-aprile 2026 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


