Massimiliano e Raffaele Alajmo
La famiglia che ha trasformato Padova in un laboratorio di cucina contemporanea
Nel panorama gastronomico europeo i fratelli Massimiliano e Raffaele Alajmo rappresentano un caso raro: una famiglia che ha saputo trasformare la continuità in un motore creativo, unendo rigore imprenditoriale, sensibilità culinaria e un’idea molto precisa di cosa significhi fare ristorazione oggi.
La storia parte da Erminio Alajmo e da Rita Chimetto, figure che hanno costruito l’identità delle Calandre quando la cucina italiana stava ancora cercando la propria voce contemporanea.
Da quella radice nasce la generazione che oggi guida uno dei gruppi più influenti della scena gastronomica italiana.
Massimiliano Alajmo, classe 1974, entra in cucina con la discrezione di chi osserva prima di agire. A 28 anni conquista per Le Calandre le Tre Stelle Michelin, diventando il più giovane al mondo ad aver raggiunto questo traguardo. Ma non è il record a definire il suo percorso: è la coerenza di un pensiero che nel tempo si è affinato, trasformando la leggerezza in un linguaggio.
Spiega spesso che “la cucina è un atto di leggerezza: alleggerire per andare più in profondità”. Una frase che riassume la sua estetica: togliere il superfluo, far emergere l’essenziale, lavorare sui dettagli invisibili che costruiscono l’emozione. Un altro pilastro della sua visione è l’idea che “il gusto è un’emozione che nasce dalla relazione: tra cuoco, materia prima e ospite”.
Ed è forse per questo che Le Calandre non è solo un ristorante, ma un luogo dove cucina e sala formano un’unica narrazione.
I piatti che hanno segnato un percorso
Nel corso degli anni, alcune creazioni sono diventate veri riferimenti della cucina italiana contemporanea.
– Il Cappuccino di seppie al nero con spuma di patate, con il suo gioco di consistenze e profondità marine, resta uno dei piatti più emblematici di Massimiliano, una sintesi di tecnica e poesia culinaria.
– Il Risotto allo zafferano con polvere di liquirizia è entrato nell’immaginario della critica internazionale per la capacità di unire un gesto tradizionale a un cambio radicale di prospettiva aromatica.
Ci sono poi l’insalata di erbe e fiori, l’“orto nel piatto”, e preparazioni che giocano con memoria e sorpresa, come la mozzarella “in carrozza” in versione destrutturata.
Sono creazioni che raccontano una cucina che non rincorre la complessità, ma la distilla: “Ogni piatto è un viaggio verso l’essenziale”, ripete spesso lo chef.
Un gruppo che cresce senza perdere identità
Oggi il mondo Alajmo si articola in una costellazione di luoghi e progetti che mantengono un filo rosso preciso: eleganza, ricerca, artigianalità, cura del dettaglio.
Il centro assoluto resta Le Calandre, a Rubano (Padova), un laboratorio di pensiero gastronomico in costante evoluzione.
Accanto, Il Calandrino traduce lo stile della famiglia in un bistrot vivace, caffetteria e pasticceria.
A Padova, Ingredienti riunisce prodotti selezionati, lievitati, oggetti di design e materiali creati in collaborazione con artigiani: una bottega contemporanea che riflette l’idea che “la tradizione sia un trampolino, non un recinto”.
A Venezia, la presenza degli Alajmo è altrettanto significativa: il Gran Caffè & Ristorante Quadri in Piazza San Marco, con il Quadrino, rappresenta un punto d’incontro tra la cucina lagunare e la leggerezza creativa dello chef.
Il bistrot AMO, al Fondaco dei Tedeschi, interpreta un’altra declinazione della loro idea di ospitalità: essenziale, luminosa, adatta a un pubblico internazionale senza perdere la propria identità.
Ricerca, design, formazione
Accanto ai ristoranti, la famiglia porta avanti un lavoro costante sulla dimensione sensoriale: oggetti da tavola, materiali, profumi, percorsi di sala pensati per accompagnare la cucina.
È un approccio che unisce artigianato e innovazione, nel quale chef, designer e artigiani lavorano come un’unica squadra. Negli anni ci sono stati anche progetti internazionali, esperienze fuori dall’Italia e collaborazioni che hanno rafforzato la visione di un gruppo in continua esplorazione, senza dispersioni.
Il presente e la direzione futura
Oggi il Gruppo Alajmo è una delle realtà più solide della ristorazione italiana: un modello che coniuga creatività e impresa, identità e apertura, costanza e rinnovamento. Ed è qui che la filosofia di Massimiliano trova la sua sintesi più efficace: “La tradizione è un trampolino, non un recinto”.
È proprio da questo principio che si capisce quanto la loro cucina non sia legata al gesto di un singolo, ma alla storia di una famiglia che ha scelto di crescere senza perdere la propria voce.
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