Contaminazioni chiude: a Somma Vesuviana si abbassa una saracinesca “importante”, una stella Michelin, un progetto identitario, una cucina che aveva scelto di non semplificarsi per piacere a tutti. Ormai, però, chi continua a raccontare queste chiusure come episodi isolati, sta guardando il fenomeno dalla parte sbagliata.
Se è finita anche questa bella realtà, non è infatti per mancanza di idee, ma perché oggi, anche quando fai le cose bene, non è detto che basti.
Da gennaio ad oggi, e già lungo tutto il 2025, si è costruita una sequenza che non può più essere ignorata.
Sono usciti di scena:
- Contaminazioni (Somma Vesuviana)
- Sustanza (Napoli)
- Terramira (Capolona)
- Abbruzzino (Catanzaro)
- Vite (Lancenigo)
- Felix Lo Basso Home & Restaurant (Milano)
- Accursio (Modica)
- L’Acciuga (Perugia)
- Sud (Quarto)
- L’Arcade (Porto San Giorgio)
- Essenza (Terracina)
- Magorabin (Torino)
E poi ci sono quelli che formalmente non chiudono, ma cambiano pelle, si spostano, si ridimensionano:
- The Cook (Genova)
- Re Maurì (Salerno)
- Luigi Lepore (Lamezia Terme)
- Bros’ (Lecce)
- Osteria Arbustico (Paestum)
Fino ai casi più recenti e simbolici: la “pausa”(?) di Lido 84, uno dei ristoranti più influenti degli ultimi anni; il cambio di rotta della Coldana.
Se vogliamo ragionare sul fenomeno, non è il numero assoluto a colpire, ma la qualità delle insegne coinvolte, in quanto non stanno saltando realtà marginali, ma stanno cedendo ristoranti che avevano riconoscimenti, che avevano pubblico, che apparentemente “funzionavano”.


