Quella dello chef a domicilio è una professione che non nasce di certo oggi o qualche decina d’anni fa, basti pensare alle sontuose cucine del Rinascimento fiorentino o alle opulente tavole da pranzo papali; secoli di storia in cui l’immagine dello chef a domicilio è mutata profondamente, rimanendo però presenza costante nel panorama gastronomico italiano.
Oggi la tendenza è talmente diffusa che ci sono siti dedicati all’offerta di chef in tutta Italia con tanto di foto, punteggi di merito, costi e tipologia di servizio richiesto.
Senza contare il fatto che molti ristoratori hanno deciso di “arrotondare” offrendo questa opportunità ai loro migliori clienti, attività che affianca il servizio di catering normalmente svolto da numerose realtà in occasione di eventi privati o pubblici.
Ma quali sono le attitudini che devono avere gli chef a domicilio contemporanei?
Per conoscerle e comprenderle a tutto tondo ci siamo rivolti a tre esperti del settore.
Giuseppe Fumarola, originario di Martina Franca (TA), alla fine di alcune esperienze italiane e estere si è stabilito nella zona di Fasano (BR) dove, oltre a essere chef di una nota masseria locale, svolge la professione di chef a domicilio.
Percorso simile quello di Demaride Campanile: dopo un ventennio passato fra le cucine di Lombardia e Danimarca, ha deciso di tornare nella Puglia natia per intraprendere il percorso da chef a domicilio.
Infine Daniele Ravese, classe 1987, di Milano, che si è tuffato in questa nuova avventura dopo aver lavorato in svariati ristoranti e hotel, fra cui la prestigiosa catena NH.
Dalle parole dei tre si coglie come lo chef a domicilio contemporaneo debba essere una figura con solide conoscenze culinarie, con una spiccata mentalità imprenditoriale e con la giusta attenzione verso la tutela del proprio lavoro (assicurazione personale, attestato Haccp, codice ATECO da aggiungere alla Partita Iva).
Giuseppe Fumarola
Cosa ti ha spinto ad abbracciare la professione di chef a domicilio?
Fumarola: “Sicuramente l’opportunità di unire la mia passione per la cucina e il desiderio di offrire esperienze uniche e personalizzate. Attraverso i piatti creo un legame profondo con la clientela e comprendo l’importanza della versatilità, della creatività e della cura dei dettagli.”
Vieni contattato per un singolo evento o anche per più servizi continuativi?
Fumarola: “La Puglia ormai è entrata in una sorta di “boom turistico” e ricevo ogni tipo di richiesta, da chi cerca semplicemente uno chef per un servizio a chi vorrebbe lezioni personalizzate di cucina pugliese. Non mancano poi banchetti per matrimoni e servizi che possono durare anche settimane in cui mi occupo di ogni singolo pasto.”
Come funziona la scelta del menu?
Fumarola: ”Solitamente i clienti ricercano piatti tipici della mia terra, io formulo una proposta tenendo conto delle esigenze dei commensali; quelli non europei sono propensi a lasciarmi carta bianca mentre quelli del Vecchio Continente risultano maggiormente esigenti. Deciso il menu, si passa al servizio in loco, abitualmente nelle cucine di case vacanze.”
Ci sono piatti bandiera che proponi più spesso di altri?
Fumarola: “I piatti che mi vengono maggiormente richiesti sono, come accennato, le eccellenze della Puglia, per esempio le verdure sott’olio, i salumi, i formaggi e le celebri orecchiette con le cime di rapa.”
Ci sono periodi dell’anno in cui il servizio di uno chef a domicilio è maggiormente richiesto?
Fumarola: “Principalmente la maggior mole di lavoro la riscontro nel periodo estivo. Da qualche anno poi, l’incremento del turismo invernale ha portato un buon numero di frequentatori anche durante le feste natalizie..”
Cosa si aspetta la clientela che si affida a uno chef a domicilio?
Fumarola: “Sicuramente un servizio che vada oltre alla semplice preparazione del cibo, un’esperienza culinaria personalizzata, che sia anche un momento di intrattenimento e scoperta. Uno chef a domicilio è colui che bilancia abilmente la qualità gastronomica con un servizio discreto e professionale, rendendo ogni incontro memorabile.”
Demaride Campanile
Cosa ti ha spinta verso questa professione?
Campanile: “Dopo vent’anni passati fra Lombardia e Danimarca ho intravvisto, grazie al turismo straniero, la possibilità di abbracciare questa professione nella mia Puglia; l’anno appena passato è stato florido dal punto di vista lavorativo.”
Vieni contattata per un singolo evento o anche per più servizi?
Campanile: “Vengo contattata sia per singole cene che per servizi di settimane; spesso si tratta di famiglie estere (francesi, inglesi, indiane, australiane) che non hanno interesse a uscire dalle lussuose ville affittate e gradiscono un trattamento di pensione completa.”
Come viene effettuata la scelta del menù?
Campanile: “Quando vengo contattata, tramite social o piattaforme alla quale sono iscritta, propongo agli interessati un mio menu, chiaramente quest’ultimo può variare in base a gusti, allergie, intolleranze. Se il servizio è di un solo giorno, la clientela è maggiormente interessata alla cucina locale.”
Ci sono piatti bandiera che proponi più spesso?
Campanile: “Sicuramente gli spaghetti all’assassina, chips di basilico, polvere di olive leccine e crema di burrata affumicata e il “Puglia on the road”, un succulento filetto di maialino.”
Ci sono periodi dell’anno in cui il servizio è maggiormente richiesto?
Campanile: “Dopo un inizio in sordina, dettato anche dal fatto che ero appena rientrata dall’esperienza danese, posso affermare che il 2024 mi ha visto alacremente impegnata dalla seconda metà di febbraio fino alle festività natalizie. Ovviamente i mesi estivi sono stati quelli più fitti di impegni.”
Cosa si aspetta la clientela che si affida a te?
Campanile: “Si aspetta una cucina vera, autentica. Contrariamente a quanto si pensi, la clientela straniera è estremamente ferrata sulla cucina mediterranea, sanno apprezzare ciò che propongo e, come me, amano l’atmosfera familiare che si crea durante i servizi.”
Daniele Ravese
Cosa ti ha spinto verso questa professione?
Ravese: “Mi ha spinto soprattutto la ricerca di tempo per me e per la mia famiglia. Sono una persona che odia stare rinchiusa nelle solite quattro mura: con questo lavoro ho l’opportunità di conoscere nuovi luoghi e sfidare me stesso in cucine anche non adatte per cene di un certo livello.”
Vieni contattato per un singolo evento o anche per più servizi?
Ravese: ”Dipende, mi arrivano richieste di servizio per una cena, per un weekend e anche per interi mesi. Può capitare di seguire il cliente dalla colazione alla cena anche solo per un giorno.”
Come funziona la scelta del menu? I clienti avanzano proposte o ti lasciano carta bianca?
Ravese: “Generalmente propongo ai clienti vari menu che ho collaudato nel tempo. Può anche capitare che mi vengano richieste ricette specifiche, ma solitamente ho carta bianca.”
Ci sono piatti che proponi più spesso di altri?
Ravese: “Anche in questo caso dipende molto dalla tipologia di clientela, a commensali stranieri amo proporre le grandi ricette della tradizione italiana, magari con un twist di contemporaneità; i conterranei invece esigono preparazioni più particolari. Un esempio? Ho imbastito un’intera cena a tema street food.”
Ci sono periodi dell’anno in cui il servizio di uno chef a domicilio è maggiormente richiesto?
Ravese: “Il periodo che va da novembre a febbraio è quello più scarico di lavoro, mentre da marzo a ottobre noto un ottimo quanto costante flusso di clientela.”
Cosa si aspetta la clientela che si affida a uno chef a domicilio?
Ravese: “Il cliente auspica un’esperienza fuori dal normale, in cui lo chef riesca a farlo sentire al ristorante senza che lui si muova da casa. La timidezza da ambo le parti inizialmente può creare qualche difficoltà, ma qui deve entrare in gioco la nostra bravura: “rompere il ghiaccio” e regalare un’esperienza indimenticabile.”
[Questo articolo è tratto dal numero di marzo-aprile 2025 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


