L’aspetto dell’ambiente del Ristorante Alto e Savio, decisamente datato, potrebbe ingannare, ma in realtà è uno dei suoi punti di forza: l’autenticità.
Perché è questo il grande valore aggiunto di un locale che affaccia sulle colline dell’Alto Savio, con il pregio di poter vantare una delle più belle cucine di Romagna, quella di una tradizione senza fronzoli e tutta sostanza, ricca di quei piatti della memoria fatti veramente come e una volta, con i sapori indimenticabili delle lasagne più sontuose, di cappelletti e passatelli da volerli mangiare tutti i giorni, dei tortelli alla lastra, delle tagliatelle condite coi fegatini, della zuppa imperiale che nessuno fa più, di basotti che non sai neanche cosa sono ma che ti conquistano, dell’agnello locale più saporito che c’è, di quella faraona che non ha eguali, della scottiglia dei carbonai che sarà per sempre il tuo “brodetto di montagna”, del piccione e del cinghiale, passando per taglieri di salumi locali e giardiniera fatta in casa che ti fanno capire cosa non hai mangiato fino ad allora, continuando con formaggi sublimi “alti pascoli” e per quell’universo di porcini, tartufi, ovoli, prugnoli che profumano di bosco, come le erbe spontanee di qui.
E poi dolci che fanno annegare in un profluvio di pannacotta, creme caramel, zuppa inglese, introvabile latteruolo e biscottini casalinghi.
Ci sono più anime a dar vita a questo ristorante della nostalgia, la nostalgia dei piatti che rischiano l’estinzione, la nostalgia che prende già appena usciti da un pranzo commovente e appagante: c’è Alessandro nato a ridosso degli anni 70, proprio insieme al ristorante, poi c’è Paola, dolce come i suoi dolci sani e buoni, e ci sono le figlie, già sulla strada sicura della vera cucina di casa.
E poi ci sono le donne del posto che, oltre a custodire le ricette riproposte ogni giorno con la generosità del l cuore e delle mani, sanno mungere, preparare i formaggi, distinguere come si usano le carni e le verdure. In questo gineceo operoso Alessandro è il direttore ben consapevole di quel che offre, perché sa perfettamente di essere responsabile di uno spartito musicale che solo fanfare come la sua possono suonare, e questo forse fino a quando ci saranno gli orchestrali che lui ha scelto: quel cercatore di funghi, quell’allevatore, quel pecoraio, quel produttore, quelle cuoche…
Ciò che condivide con i suoi ospiti non è mai casuale, dalla rassegna di oli da cultivar diversi per ogni utilizzo, alla decina di grappe rare che ha selezionato, ai vini con perle enologiche affini a quelli dei ristoranti d’elite, ma con prezzi finalmente abbordabili!
Insomma, il mondo dei sogni realizzabili esiste, ed è il Ristorante Alto e Savio in Romagna, a San Piero in Bagno.
[Questo articolo è tratto dal numero di luglio-agosto 2024 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]

