Il mondo del vino sta attraversando una crisi senza precedenti, che analizziamo attraverso le interviste del wine manager Alessandro Rossi ai principali opinion leader del settore. Ma quali sono le considerazioni di Rossi sulla problematica? La Madia lo intervista a sua volta…
Alessandro Rossi: sostenere il principio del bere responsabile
LOW E NO ALCOL: Qual è la posizione di Partesa sul fenomeno dei vini dealcolati e quali le prospettive per questo segmento? Ritieni che questi prodotti possano avere successo nel nostro mercato? Il nuovo codice della strada, che inasprisce le sanzioni per chi si mette alla guida dopo aver bevuto, può incoraggiare la diffusione dei vini no alcol?
Rossi: “Partesa ha già intrapreso un percorso di sviluppo nel segmento dei vini low e no alcol, cogliendo l’interesse crescente verso un consumo responsabile, in linea con le tendenze delle nuove generazioni. Ma mentre i vini low alcol mostrano prospettive di crescita più rapide, diversa la situazione per i no alcol, il cui mercato in Italia è ancora agli albori, con pochi fornitori, principalmente europei, e la produzione nazionale ancora in fase sperimentale. Rispetto a birra e spirits, dove il no alcol è ormai consolidato, per il vino la domanda di dealcolati è ancora contenuta e sostenuta più da curiosità che non da una reale esigenza di consumo. Tuttavia, esistono opportunità interessanti. Prima di tutto, nell’ambito della mixology, dove i cocktail analcolici stanno guadagnando popolarità e richiedono referenze no alcol, vino incluso. Inoltre, i vini dealcolati potrebbero avere un ruolo educativo, permettendo di introdurre i più giovani alla cultura enologica senza implicazioni legate all’alcol. Infine, un’altra opportunità potrebbe poi arrivare dal nuovo Codice della Strada, che ha inasprito le sanzioni per chi viene trovato alla guida in stato di ebbrezza e che ad oggi ha fortemente influenzato i consumi di vino, come di altre bevande alcoliche, nel canale fuori casa: pur sostenendo fermamente il principio del “bere responsabile”, riteniamo importante offrire anche servizi adeguati che permettano di vivere l’esperienza del vino in sicurezza. In questo contesto, i vini no alcol possono rappresentare un’opzione interessante, ma la loro affermazione dipenderà dall’evoluzione culturale e dalle preferenze dei consumatori.“
Le ricerche internazionali evidenziano un calo del consumo di vino e un crescente distacco dei giovani da questa bevanda: è possibile colmare questo divario?
Rossi: “Il calo dei consumi vinicoli tra i giovani è un dato preoccupante, confermato da diverse ricerche di mercato. Ricordo, in particolare, una recente indagine condotta da Ipsos per il CNIV (Comité National des Interprofessions de Vins à Appellation d’Origine et à Indication Géographique) che ha rilevato che in Francia circa il 50% dei giovani che vanno dai 25 ai 34 anni e fino all’80% di quelli tra i 18 e i 22 anni bevono sempre meno vino. Per recuperare il terreno perso, è necessario puntare sull’educazione e sulla diffusione della cultura del vino, piuttosto che su una comunicazione puramente commerciale: i giovani non vanno convinti a bere vino, ma istruiti e accompagnati alla scoperta del suo valore storico e culturale. Un tempo, la cultura del vino si trasmetteva attorno alla tavola familiare, ma oggi questo contesto è sempre meno presente. È quindi fondamentale ricreare occasioni di partecipazione e condivisione, proponendo esperienze che facciano riscoprire il vino non come una moda, ma come un patrimonio da condividere e valorizzare. Bisogna anche rivedere il linguaggio utilizzato nella comunicazione: i giovani si sentono spesso intimiditi da termini tecnici e approcci troppo settoriali. È necessario semplificare, passando da un linguaggio esclusivo a uno inclusivo, rendendo il racconto del vino più accessibile e coinvolgente, sfruttando i social media e i podcast per raccontare storie, territori e tradizioni in modo autentico e diretto. Investire nella cultura del “bere meno, ma meglio” può riavvicinare i giovani a un consumo consapevole e di qualità, creando un nuovo legame tra le generazioni e restituendo al vino il suo ruolo di simbolo conviviale e identitario, con ricadute positive sui consumi.“
Quali sono i principali trend del mercato del vino in Italia?
Rossi: “Il mercato del vino in Italia vede ancora protagonisti i bianchi e le bollicine – in particolare le produzioni nazionali come Franciacorta, Alta Langa e Trentodoc, che stanno riguadagnando terreno a scapito degli Champagne. Le motivazioni sono da ricercarsi non solo nei gusti e nello stile di bevuta, ma anche nel clima, sempre più caldo, e in una crescente attenzione al salutismo, che portano i consumatori a preferire piatti leggeri, a base di carni bianche, pesce e verdure, a cui ben si abbinano i bianchi, fermi o spumanti che siano. Tuttavia, abbiamo registrato, già a partire dagli ultimi mesi del 2024 e all’inizio di quest’anno, una lieve ripresa dei vini rossi, con una preferenza per i monovitigni dal profilo meno aromatico e più secco e, in generale, per quelli più semplici e “snelli”, come i rossi toscani (Montalcino e Chianti base) e la Barbera, grazie anche al loro ottimo rapporto qualità-prezzo. E il fattore economico, oggi più che mai, non va sottovalutato: il contesto complesso, ancora caratterizzato da incertezza e da un potere d’acquisto ridotto, sta influenzando i consumi, orientandoli verso vini accessibili ma di qualità. Con un risvolto positivo: gli italiani stanno riscoprendo le produzioni nostrane.“
Come sta cambiando la comunicazione nel mondo del vino? E cosa sta facendo Partesa in questo ambito?
Rossi: “La comunicazione sta evolvendo – o, perlomeno, dovrebbe evolversi – di pari passo al contesto tanto economico, in questo momento particolarmente complesso, quanto sociale, con una nuova generazione di consumatori che beve meno o non beve affatto. Ma, come già accennavo prima, non si tratta solo di semplificare il linguaggio, ad oggi in Italia ancora molto tecnico e “alto”, ma di creare un percorso culturale che stimoli la curiosità e avvicini i giovani al vino in modo consapevole. Partesa sta facendo la sua parte affrontando questa sfida con un approccio innovativo, investendo nella formazione e nella divulgazione. Sul portale partesaforwine.it professionisti e semplici appassionati possono trovare diversi format video e audio gratuiti, come il talk show “Fulgor Wine Theatre” e i podcast “Wine Cube: storie dal mondo del vino” e “Vino in pillole”, che realizziamo con l’obiettivo non tanto di insegnare, quanto di incuriosire e stimolare l’approfondimento, dando voce ai diversi professionisti del settore, nell’intento di creare una base culturale che possa portare a un consumo più consapevole e di qualità. Inoltre, durante i nostri eventi nel corso dell’anno, organizziamo sempre momenti formativi per i gestori dei locali, per aiutarli ad approfondire la cultura dui prodotto, a comprendere le nuove tendenze e a servire il consumatore finale in modo non solo corretto ma anche più coinvolgente, con il giusto storytelling. L’idea è costruire un contesto in cui il vino non sia solo una moda, ma un valore culturale condiviso, puntando a un consumo consapevole che tenga conto delle radici storiche e sociali del prodotto.“
[Leggi l’articolo intero del numero di maggio-giugno 2025 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


