Ecco cosa sappiamo finora sul vino a ridotto, o nullo, contenuto di alcol. Sia chiaro questo concetto: in Italia perché un prodotto possa essere chiamato “vino” deve presentare una gradazione alcolica di almeno il 9%. Se dealcolato il tasso non deve superare lo 0,5%.
Gustare del vino senza avere gli effetti negativi dell’alcol sembrerebbe possibile grazie al vino dealcolato, un prodotto a ridotto, o nullo, contenuto di etanolo. Ma di cosa si tratta esattamente? Il gusto del vino dealcolato è davvero simile a quello del vino normale? Quali sono i limiti e le possibilità legati al suo consumo? Ne abbiamo parlato con Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico per Fondazione Umberto Veronesi e con Assoenologi.
In Italia, perché un prodotto possa essere chiamato “vino” deve presentare un a gradazione alcolica di almeno il 9%, salvo alcune eccezioni.
Il vino dealcolato, o per meglio dire dealcolizzato, come definito secondo la Direttiva Europea 2021/2117, ha un tasso di alcol non superiore a 0,5% vol., mentre il “vino parzialmente dealcolizzato” ha un tasso alcolometrico compreso tra 0,5% e 9%. È proprio la direttiva UE a stabilire regole e standard per la produzione e la commercializzazione di vini dealcolati nell’Unione Europea.
Queste norme sono volte a tutelare i consumatori grazie a standard produttivi sicuri e trasparenti, e ad etichette chiare che permettano alle persone di sapere cosa stanno acquistando e consumando.
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