Altro che Pan di Zucchero, statua di Cristo che domina la baia e spiagge di sapore esotico, da Copacabana a Ipanema.
Rio de Janeiro sta diventando una meta imperdibile per gli amanti della gastronomia, visto che dopo una ricerca mirata il governo municipale si ripromette di investire ancor di più, facendo diventare la Ciudad maravilhosa in una mecca imperdibile per chi ama viaggiare.
Non è un caso che sia stato calcolato come, tra eventi e ristoranti premiati, esista un potenziale di 700 mila turisti in più, da catturare nei prossimi anni.
E nell’arcipelago dei nuovi scenari sorti dopo il G20 del novembre 2024, la stella su cui tutti vogliono puntare è proprio la cucina di qualità: infatti, se si investisse di più nel turismo culinario, la città potrebbe raccogliere fino a 357 milioni di reais in più in 10 anni, incrementando la crescita di circa 2 milioni di visitatori in più.
Nel Museo Storico Nazionale si è tenuta di recente, per il secondo anno consecutivo, la cerimonia di premiazione dei 50 BestRestaurants dell’America Latina, sorta di Oscar della gastronomia: quattro locali di Rio sono figurati nella lista dei migliori 100, con un occhio di riguardo al Lasai che grazie allo chef carioca Rafa Costa e Silva figura al settimo posto della classifica brasiliana.
D’altra parte, la gastronomia riflette sempre di più questa identità multietnica tipica di Rio e c’è appunto l’intenzione di promuoverla ancor di più, incoraggiando iniziative di nicchia come i Festival Comida Preta, Comida de Favela e altre iniziative connesse alla sicurezza alimentare e alla lotta contro la fame, con una marcata attenzione alla sostenibilità.
Per non parlare dell’evidenza di Rio in molte liste internazionali (i 500 Best Bars in the World) e del fatto che la rivista americana Condé Nast Traveller abbia scelto anche per questo Rio come seconda destinazione più amichevole al mondo, mentre in Traveller’s Choice la città brilla per la presenza di molte destinazioni di tendenza con locali sofisticati, perfetti pure per lo scenario fotografico.
Anche per questo ai britannici Wanderlust Travel Awards 2024, Rio si è classificata al terzo posto nella categoria “Most Desirable City”.
Nel misto di trazione e innovazione, la città ospita alcuni fra i bar più emblematici del Paese: come l’Urca che offre una splendida vista della città (vi si può gustare un eccellente pasticcino ai gamberi), mentre il Bar Jobi nel quartiere di Leblon è da sempre un punto d‘incontro per bagnanti e bohémien notturni. Ancora, il Bar do Bode Cheiroso (fondato nel 1945 a Tijuca) vanta deliziosi spuntini e piatti fatti in casa che, nei giorni consacrati al football, attirano la tifoseria dello stadio del Maracanã.
D’altra parte, sono molti i luoghi iconici da tenere in agenda per chi ama il cibo: fra questi c’è la storica Confeitaria Colombo, fondata nel 1894 (un luogo che ha un fascino Belle Époque sagomato fra specchi, vetrate e sontuosi lampadari) ma anche Casa Cavé, che ha alle spalle 150 anni di tradizione e in un’atmosfera nostalgicamente vibrante offre delicate sfoglie e i croissant burrosi che combinano l’esperienza locale (quindins, brigadeiros) e francese (éclairs, macarons). Ma l’offerta si allarga anche intorno alla città, senza più limitarsi alla tradizionale feijoada.
Nella regione montuosa troviamo il famoso Terê-Fri, un circuito gastronomico di 68 chilometri che collega Teresópolis a Friburgo, con attrazioni variegate dall’allevamento di trote alla produzione di formaggi e miele.
Sempre nella zona montuosa, a Três Rios, si può visitare la Fazenda Caeira dove si produce la deliziosa pasta di guaiava, apprezzata insieme al saporito dulce de leche prodotto dalla Fazenda Bemposta, latte puro senza amido.
Ancora, nella regione nord-occidentale dello stato, a Campos dos Goytacazes svettano dolci celebrati in tutto il Brasile.
Colonizzata dai portoghesi e dagli arabi, la coltivazione di canna da zucchero è sfociata nell’arte gastronomica delle rapaduras, ottenuto dall’evaporazione dello zucchero di canna e il chuvisco fatto di uova, servito sciroppato o candito, che incantava l’imperatore Dom Pedro II durante le sue visite alla città.
Un capitolo a sé merita poi il circuito delle fiere: a São Cristóvão, un quartiere vicino al centro della città sviluppato intorno al Parco Quinta de Boa Vista, si celebra la cultura del nord-est di Rio con piatti tradizionali come l’acarajé (pasta di fagioli dell’occhio, cipolla e sale), la buchada di caprea (una torta fatta con le viscere di capra), la tapioca ripiena, i fagiolini e il sarapatel (mix di carne e frattaglie), in un‘atmosfera popolare che dà spazio all’acquisto di prodotti regionali come peperoni e spezie.
E a proposito di fiere, Riogastronomia aprirà i battenti nel weekend di Ferragosto (fra il 15 e il 18 del 2025) mescolando lezioni di rinomati chef e spettacoli dal vivo.
Stessa formula da giugno in poi per il Festival Sabores da Montanha, che promuove una gastronomia regionale permettendo a chiunque, dalla pasticceria all’azienda vinicola, di presentare i propri prodotti.
Il bello di molte iniziative è dato anche dal fatto che l’offerta si rivolge ad un pubblico ampio, diversificato per classi sociali. Un forte impegno sociale è connaturato nel dna di Gastromotiva secondo un progetto avviato da Food for Soul, l’associazione che fa capo allo chef italiano Massimo Bottura e a Lara Gilmore: in pratica un refettorio sociale di qualità ereditato dalle Olimpiadi di Rio, i cui intenti umanitari mirano a distribuire pasti sani e completi fra le popolazioni socialmente più vulnerabili, oltre a combattere lo spreco alimentare. Fra le loro iniziative ci sono corsi gratuiti nel settore alimentare, che hanno creato opportunità di lavoro a migliaia di giovani a basso reddito.
Rivisitata in chiave gourmet è anche la cucina dei botecos, i piccoli bar art déco che risultano tra le anime gastronomiche di Rio: luoghi avvolti da un’atmosfera rilassata e informale, che promuovono ogni anno iniziative varie e concorsi mirati. Diverse le mecche di richiamo per la clientela internazionale, dove si dispiega un panorama di piatti che cercano di valorizzare gli ingredienti locali. Tra questi svetta la cucina di Rio Fairmont, un luogo immerso nell’atmosfera glamour di fronte alla spiaggia di Copacabana che a suo tempo ha ispirato poeti e artisti bohémien. Il suo Marine Restô, consigliato dalla Michelin (con una vivace parete disegnata dagli artisti brasiliani Adriana e Carlota) è guidato dal francese Jérôme Dardillac, che oltre al suo paese ha lavorato fra Irlanda, Grecia, Stati Uniti e Argentina.
«Sono un grande appassionato di prodotti locali della cucina brasiliana» dice Dardillac, che cerca sempre di sperimentare un ventaglio di incroci basati su ingredienti del posto. Si può partire con una moqueca de peixe (zuppa a base di pesce, olio dendê, pepe di caienna, coriandolo e latte di cocco) rinfrescandosi con tucupi (succo giallo estratto dalla radice della manioca selvatica) e assaporando il cupuaçu (frutto originario della foresta amazzonica, nonché potente antiossidante), chiudendo con dell’açai (il sorbetto di frutta arricchito con cereali e banane, che deriva dalla bacca di un albero, tipico dello stato del Pará.
«Il salvataggio della memoria e della cultura tipica di questi ingredienti mi ha permesso di creare i sapori di un autentico ristorante brasiliano, componendo esperienze e sapori che toccano il cuore» dice ancora Dardillac.
Una festa dei sensi, arricchita in terrazza dalla vista mozzafiato sulla baia, dove il fatidico Pan di Zucchero svetta sullo sfondo di un mare color turchese.
[Questo articolo è tratto dal numero di maggio-giugno 2025 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


