No, tranquilli, non mi sono ammattita, “Non sarò mai vegano” è il titolo del film documentario, giunto nelle sale cinematografiche italiane lo scorso Aprile, distribuito da Nfilm in collaborazione con VeganOk e patrocinato da Asso Vegan e Associazioni Vegani Italiani Onlus.
“Non sarò mai vegano“ è un film per tutti coloro che lo hanno anche solo affermato e per tutti coloro che se lo sono sentiti dire. I Could Never Go Vegan (titolo originale del film) è una rapida scorsa alle obiezioni più comuni sul veganismo: “da dove prendi le proteine? E la B12?”, “la soia sta distruggendo le foreste pluviali”, “il cibo vegano è costoso” e “il cambiamento climatico non esiste”, “gli animali sono nati per essere mangiati!”. Nel film, questi miti vengono dissipati grazie anche all’intervento di diversi esperti, dimostrando che il veganismo è certamente meglio che mangiare carne.
Ogni vegano al mondo viene spesso sottoposto ad una specie di interrogatorio con luce puntata atto a scovare incongruenze e vulnerabilità dello stile di vita vegan. Vengono poste molte domande, spesso ripetitive e spesso provocatorie. Anche il regista britannico Thomas Pickering, nato negli anni 80, cresciuto vegetariano e poi diventato vegano, si è trovato più volte nell’arco della sua vita a rispondere a queste domande.
Nasce così l’idea di realizzare un film per capire se le obiezioni più comuni alla dieta vegana siano fondate, se le convinzioni di Thomas, rafforzate dal suo percorso di vita da vegano, siano state solo un grande inganno oppure se a tutte queste contestazioni è possibile dare una risposta confutativa e definitiva.
Il film vede la partecipazione di esperti che lavorano in campo sanitario, ambientale come medici, ginecologi, ortopedici, dietisti e nutrizionisti, psicologi, sociologi, ambientalisti, ma non solo, anche chef, blogger e sportivi ed atleti vegani come ultramaratoneti, ciclisti, powerlifter, crossfitter e bodybuilder che realizzano cose incredibili, sfatando il mito che i vegani sono esili e deboli. Il film mostra anche il lato oscuro dell’allevamento intensivo con la partecipazione di attivisti che si introducono nei mattatoi portando alla luce la violenza e le atrocità di un sistema conosciuto da tutti, ma che tutti continuano ad ignorare.
Altro tema affrontato nel documentario è la connessione tra consumo di carne e virilità: la carne è intrinsecamente legata all’idea di mascolinità oramai da tempo, basti pensare che negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, la carne, soprattutto quella rossa, simboleggiava il progresso sociale e l’accesso al benessere, mentre il modello alimentare contadino a base di zuppa e pane, veniva visto come simbolo di povertà.
Ancora oggi divorare una bistecca cruda in barba a batteri e parassiti, è visto come qualcosa che fanno gli uomini virili, mentre mangiare broccoli non lo è. Cambiare questo paradigma è possibile ed è ciò che dimostra il documentario attraverso le interviste ai più svariati atleti ed amatori di diverse discipline sportive, c’è persino un ultra maratoneta vegano di 86 anni! Chi teme che seguire un’alimentazione vegana o semplicemente riducendo il consumo di carne gli farà perdere forza e mascolinità, guardando questo documentario, capirà che anche con una dieta vegetale si può essere forti e sportivi.
Questo documentario risponde alle argomentazioni contro il veganismo, nate da convinzioni basate su informazioni incomplete e fuorvianti, fornendo informazioni trasparenti e incoraggiando un confronto sano, consapevole ed informato sulle consuetudini alimentari, l’impatto sulla salute, sugli animali e sul pianeta e la connessione tra sofferenza animale, allevamenti intensivi e cambiamento climatico. Un invito a rivalutare in maniera critica e consapevole il nostro rapporto con il cibo e la profonda interconnessione con tutto ciò che ci circonda.
[Questo articolo è tratto dal numero di di maggio-giugno 2025 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]


