Blanc de noirs fermi? Ve ne sono di ottimi. Mentre per le bollicine è pratica scontata e accettata vinificare uve rosse, in genere Pinot Nero, in bianco, per i vini tranquilli tutto cambia. I vini bianchi fermi, ottenuti da bacche scure, sono spesso trascurati da molti wine lovers, che li considerano prodotti commerciali. In effetti va detto che in molti casi è proprio così, ma vi sono etichette appartenenti a questa tipologia, frutto di uno specifico progetto, che si esaltano con questo protocollo enologico. Vediamone alcune.
Fra le tante tipologie di vino, una di queste è guardata con sospetto, quando non snobbata in toto. Stiamo parlando dei vini bianchi fermi, ma non di rado anche frizzanti, ottenuti da vitigni rossi.
Una categoria di nettari di Bacco spesso considerata, aprioristicamente, di livello medio-basso, prodotta per fini commerciali, magari ottenuta per smaltire una produzione in eccesso di uve rosse (eventualmente di scarsa qualità), o per una banale necessità di completamento di gamma.
Se questo può essere in parte e talvolta vero, ci mancherebbe, inutile negarlo, d’altra parte esiste un’ampia scelta di etichette di questa tipologia, fermi e secchi, frutto di un progetto e commercializzati dopo accurate sperimentazioni.
Ecco, proprio quest’ultima categoria, merita di essere analizzata, per sfatare preconcetti o poco costruttivi pregiudizi.
Di seguito un elenco, in ordine alfabetico per vitigno, non esaustivo ma significativo, di bianchi da bacche rosse di grande spessore, identitarietà, personalità e, perché no, di significativa longevità.
Nome vino: Neroametà
Produttore: Mastroberardino
Dopo una lungimirante sperimentazione di Antonio Mastroberardino, dal 2013 il progetto prende forma con la produzione del Neroametà, il blanc de noirs della casa di Atripalda (AV), che mostra la suadente eleganza dell’Aglianico quando vinificato in bianco.
Le uve originano dalla sezione più argillosa della tenuta di Mirabella Eclano, dove la vigna ha un ciclo vegetativo più lungo, più vigore, meno stress idrici. Anche la gestione della vite è pensata per un bianco: densità d’impianto più contenute; rese meno severe; diradamenti meno drastici: il tutto per avere bacche meno “ricche”, ma più acide e profumate.
Nome vino: Angelino, Costanza
Produttore: Tenuta Le Querce
“L’idea di vinificare il nostro Aglianico in bianco – puntualizza Leonardo Pietrafesa, patron della Tenuta di Barile (PZ) – è nata da un mio ricordo d’infanzia: i miei genitori sovente producevano del vino bianco partendo da bacche rosse. Anche perché, in Lucania, vino era sinonimo di Aglianico.
Rincorrendo questi antiche memorie infantili, 12 anni fa abbiamo cominciato a sperimentare la vinificazione del nostro vitigno principe in bianco, con risultati molto soddisfacenti”. Oggi Tenuta Le Querce produce due vini bianchi da uve scure: Angelina (Aglianico 100%) e Costanza (Aglianico 70% e Viognier).
Nome vino: Elat Bianco
Produttore: Sardus Pater
Andrea Possanzini, enologo di questa cooperativa di Sant’Antiaco (Sulcis), spiega la nascita dell’Elat Bianco, da Carignano: “A seguito di alcune vinificazioni e campionamenti per la creazione di vini rosa, come l’Horus, ci siamo imbattuti in vigneti che, per alcuni aspetti, offrivano bacche più adatte alla vinificazione in bianco.
Ecco che allora per sperimentare, differenziare la nostra gamma, ma soprattutto perché per filosofia aziendale cerchiamo sempre di trovare, vigna per vigna, il miglior impiego delle uve che entrano in cantina, abbiamo deciso di proporre questo personale nettare”.
Una scommessa di 1.000 bottiglie, subito rivelatasi vincente.
Nome vino: Magarìa
Produttore: Spadafora 1915
Di Mangone (CS), questa cantina produce fra gli altri il Magarìa (Magliocco Dolce 100%), “Un nome di origine dialettale che significa ‘alchimia’; alchimia che abbiamo usato per produrre questo nettare, ottenendo sorprendenti risultati. Le vigne ad alberello sono poste fino a 400 metri s.l.m., per una resa di 80 q/ha di uva.
L’aspetto più delicato è la vendemmia (seconda metà di ottobre): se si sbaglia, si ha un’uva troppo acida o troppo zuccherina”, così patron Domenico Spadafora.
Dai riflessi ramati, sa di piccoli frutti e rosa canina; di calibrata acidità, finisce lungo e mandorlato.
Nome vino: Maccone
Produttore: Angiuli Donato
Così Angiuli, dell’omonima realtà di Adelfia (BA): “Trovandoci nell’aerale del Gioia del Colle, la nostra cantina è dedita soprattutto al Primitivo.
Ma per passione abbiamo sempre sperimentato nuove tecniche di vinificazione, così da esaltare tutte le nostre varietà, fra cui l’antica Maresco”.
“Grazie a questo approccio, nel 2014 abbiamo intrapreso un inedito cammino rispetto alla tradizione aziendale, vinificando in bianco diversi vitigni a bacca scura; il Negroamaro è quello che più ha colpito, dando così vita al Maccone”.
Vino: A Nutturna
Produttore: Al-Cantàra
Pucci Guffrida, patron della cantina di Randazzo (Etna), ha sempre creduto nel Nerello Mascalese, tanto da proporlo oggi in 8 versioni.
L’idea di creare un Nerello in bianco, A Nutturna, è nata 8 anni fa, con l’intento di sondare ancor di più la versatilità di questa bacca etnea, quasi certi della validità di questa interpretazione.
Nasce così, vendemmia 2018, questa nuova etichetta (4.000 bottiglie), che ha subito riscosso unanimi consensi. Da una resa di 70 q/ha di uva, il nettare matura fino a 6 mesi sur lies, per un positivo ciclo evolutivo in bottiglia di almeno 5-7 anni.
Vino: Pinner
Produttore: Cavallotto
Alfio Cavallotto, contitolare dell’omonima tenuta di Castiglione Falletto (Langhe), motiva così la scelta di produrre il Pinner (Pinot Nero): “L’abbiamo sempre vinificato come vino bianco fermo, anziché spumante, per ragioni qualitative: nel nostro terroir è un peccato raccogliere anticipatamente un’uva così pregiata, che qui riesce a sviluppare un’eccellente mineralità se perfettamente matura”.
Fra l’altro bisogna fare i conti con la tradizione aziendale: “La nostra cantina non si è mai cimentata nella vinificazione di vini mossi, tipologia che oltretutto richiede elevata tecnologia, tempo e notevoli risorse finanziarie”.
Vino: Saint Valier
Produttore: Conte Vistarino
Con lo scopo di vinificare il Pinot Nero in tutte le declinazioni possibili nasce il Saint Valier.
Nel 2015 la sua prima annata: più un vezzo che un’operazione commerciale, “anche perché il mercato italiano vuole i vini a gennaio, mentre il Saint Valier è pronto in estate”, sottolinea Ottavia Giorgi di Conte Vistarino (Rocca de’ Giorgi, Oltrepò Pavese). “Invece, specie all’estero, dove il consumatore è più aperto, è stato apprezzato oltre le aspettative!”.
Dal 2019 la cantina opera così: a marzo fa uscire l’annata nuova in contemporanea a una parte di bottiglie dell’annata precedente, così da trasmettere il concetto che il millesimo più vecchio è decisamente più ricco e armonico.
Vino: Sillery
Produttore: Frecciarossa
Il Sillery nasce nel 1931, da un blend di Pinot Nero in bianco e Riesling. “Il suo nome – spiega Valeria Radici, patronne di Frecciarossa (Casteggio, Oltrepò Pavese) – deriva dall’omonimo villaggio sito in Champagne: mio nonno si era stupito che in questa regione si producessero anche nettari fermi. Ispirandosi a essi, progettò un bianco ‘demi-sec’ che chiamò appunto Sillery”.
Nel volume Vini dell’Oltrepò Pavese del 1963, la relativa scheda ricorda che la sua commercializzazione avviene “dopo adeguato invecchiamento in fusti di rovere di Slavonia”.
Dagli anni ’80 è un Pinot Nero 100%, secco, ma sempre fermo, a dispetto dei tanti frizzanti che cominciavano a circolare; una scelta voluta da Margherita, madre di Valeria, che detesta i vini dolci.
Vino: Pinotto
Produttore: Sant’Isidoro
Anche questa realtà di Corridonia (MC) si è cimentata nella vinificazione in bianco di un’uva rossa, nella fattispecie Pinot Nero.
Le bacche provengono da una parcella collinare inferiore all’ettaro, esposta a nord-est e nord-ovest per evitare che questa delicata varietà vada in surmaturazione; il vigneto, del 2009, consta di 6.000 ceppi/ha allevati a Guyot.
Il debutto del Pinotto (1.400 bottiglie), questo il nome del vino, risale alla vendemmia 2011.
Sin dalla prima annata ha convinto pubblico e critica, pertanto si è deciso di non demordere e di seguitare a produrlo.
Vino: Alba
Produttore: I Veroni
“Perché produrre un Sangiovese in bianco? Per sondare tutte le sfumature di questo vitigno, essendo la nostra realtà produttiva basata per il 90% su di esso”, così Lorenzo Mariani, patron di questa cantina di Pontassieve (FI). “Già proponiamo due Chianti Rufina e il rosato Amelia; non mancava che completare il quadro con un nettare vinificato in bianco, l’Alba, il cui nome deriva da una rara varietà di rosa adatta a farsi fiore ‘sentinella’ in testa ai filari”.
Una curiosità: questa etichetta comprende anche una piccola frazione di cultivar bianche, fra le quali il rarissimo Canaiolo Bianco.
Vino: San Gio’ Bianco
Produttore: Poggio L’Apparita
“Il San Gio’ Bianco è l’ultimo tassello conseguente alla decisione aziendale di presentare tutte le possibili tipologie di vini fermi realizzabili con Sangiovese in purezza”, questa la premessa di patron Agostino Ropolo.
L’azienda di Civitella Paganico (GR) proponeva già due versioni rosse di San Gio’ e una referenza rosa; mancava all’appello solo la declinazione in bianco. “Abbiamo così deciso di realizzarla, importante alla stregua delle altre etichette, così da poter proporre al mercato tutte le varianti del nostro Sangiovese”.
Visti i consensi ottenuti con le annate 2018 e 2019, a partire dal 2020 la produzione è stata consolidata.
Vino: Droppello
Produttore: Tenuta Fertuna
Paolo Rivella, consigliere delegato ed enologo di questa realtà di Gavorrano (GR) del Gruppo Meregalli, illustra la genesi del Droppello (Sangiovese 100%), che “nasce per celebrare l’amicizia tra due grandi del vino italiano: Niccolò Incisa e Giuseppe Meregalli. Coltiviamo Sangiovese dal 1997, declinandolo in vari modi, tra cui la versione in bianco”.
Negli anni è stata affinata la tecnica fermentativa, per nobilitare i profumi della celebre bacca, impreziositi da una struttura via via più elegante; fino a ottenere un nettare secco, morbido, sapido, fresco, longevo e mai scontato.
[Questo articolo è tratto dal numero di marzo-aprile 2026 de La Madia Travelfood. Puoi acquistare una copia digitale nello sfoglia online oppure sottoscrivere un abbonamento per ricevere ogni due mesi la rivista cartacea]















