Probabilmente avete sentito parlare della bottiglia magnum e potreste anche aver avuto la fortuna e il piacere di stapparne una. Ma sapreste dire come si chiama una bottiglia da 9 o 12 litri, per esempio? Sapevate che esistono bottiglie fino a 30 litri? Vi suggeriamo di scoprire tutti i formati delle bottiglie grandi, perfette per eventi e feste, e alcune curiosità dei grandi formati più diffusi
di Roger Sesto
Nabuchodonosor: un nome che evoca antiche civiltà e territori esotici. Ma quanti di noi sanno che indica anche un particolare formato di bottiglie di vino? Probabilmente non molti. Generalmente, infatti, quando si parla di bottiglie di vino si tende a concentrarsi sulla standard da 0,75 litri o, al massimo, sull’elegante magnum da 1,5 litri. La verità, tuttavia, è che le capacità delle bottiglie di vino sono molte di più, spaziando attraverso una varietà di dimensioni e forme che vanno ben oltre quelle più conosciute. Ecco dunque l’elenco dei formati, con le rispettive capacità e nome:
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bottiglia mezzina – foto n. 1

la classica magnum di Dom Perignon – foto n. 2

formato Jéroboam foto n. 3

formato Imperial – foto n. 4
187,5 ml: quarter
- 200 ml: piccolo o Benjamin
- 250 ml: Chopine o un quarto di litro
- 375 ml: filetto, tre ottavi o mezzina (foto1)
- 750 ml: bottiglia “standard”
- 1.5 l: magnum (foto n. 2)
- 3 l: doppio magnum o Jéroboam (in Champagne) (foto n. 3)
- 4,5 l: Roboam (in Champagne) e Jéroboam (in Bordeaux)
- 6 l: Mathusalem (in Champagne) o Imperial (per vino fermo) (foto n. 4)
- 9 l: Salmanazar o Mordechai (foto n. 5)
- 12 l: Balthasar
- 15 l: Nabuchodonosor (foto n. 6)
- 18 l: Melchor
- 20 l: Salomon
- 25 l: Sovrana
- 27 l: Golia o Primate
- 30 l: Melchizedek (foto n. 7)

ormato Salmanazar, molto raro per un Valdobbiadene Docg – foto n. 5

formato Nabuchodonosor – foto n. 6

bottiglia Melchizedek – foto n. 7
Potreste aver notato un paio di dettagli. Il primo è che la bottiglia da 3 litri in Champagne si chiama Jéroboam, mentre a Bordeaux lo stesso nome fa riferimento al formato da 4,5 litri, il che spesso è fonte di confusione. Inoltre, sebbene esistano bottiglie anche da 1 litro e 5 litri (quantomeno sino al millesimo 2007), esse non hanno un nome tradizionale e quindi non compaiono nell’elenco, benché sia possibile trovare una varietà di edizioni speciali di diverse cantine imbottigliate in questi formati. Potreste anche aver notato che molti nomi sono di origine biblica o di re ebrei: Jéroboam, Mathusalem, Balthazar…, ma perché i grandi formati di bottiglie di vino hanno nomi così leggendari? La spiegazione affonda le radici nella storia ed è intrinsecamente legata a strategie di marketing. Queste pregiate bottiglie furono originariamente create per contenere Champagne e per essere destinate a una clientela esclusiva e abbiente. Assegnando nomi di illustri re biblici, i mercanti intendevano raggiungere una doppia finalità comunicativa: riflettere la qualità superiore dei grandi formati di bottiglie di vino e inviare un messaggio chiaro e potente all’acquirente. Possedere una di queste bottiglie non era semplicemente un atto di consumo, ma un’affermazione di status, un chiaro simbolo del proprio rango e del proprio prestigio.
Perché il vino viene imbottigliato, in genere, nelle bottiglie “standard” da 0,750?

bottiglia standard (0,750) e le sue dimensioni – foto n. 8

a classica barrique bordolese di 225 l, che ha dato origine al formato standard delle bottiglie, pari a 0,750 l – foto n. 9
Ci sono diverse teorie sul perché il formato da 750 ml (foto n. 8) venga utilizzato come standard e non un altro, anche se è difficile verificarle. C’è chi dice che è dovuto alla quantità media di vino ottenuta da 1 kg di uva, anche se ovviamente questa varia a seconda del tipo di uva. Si dice anche che sia una bottiglia di dimensioni ideali per conservare il vino. Più realisticamente, i motivi vanno ricercati in una serie di fattori storici e culturali, in particolare lo storico legame che univa il Regno Unito alla regione di Bordeaux nel periodo in cui i monarchi inglesi erano anche signori di Aquitania. Un legame che ha favorito la diffusione dei vini bordolesi (molto apprezzati) in tutto il Commonwealth, influenzando profondamente le preferenze del mercato inglese e, di rimando, le pratiche vinicole in Francia e nelle altre regioni vinicole d’Europa. Un aspetto cruciale di questa influenza è stata l’insistenza degli inglesi per la definizione di unità di misura standardizzate. Pur non aderendo al sistema decimale, furono proprio loro a stabilire che la dimensione delle barrique di Bordeaux (foto n. 9) dovesse corrispondere a 50 galloni inglesi, corrispondenti a 225 litri nel sistema decimale, a loro volta equivalenti a 300 bottiglie da 750 ml. In questo modo una nazione con una produzione vinicola estremamente limitata è riuscita a lasciare un’impronta indelebile sull’industria vinicola globale principalmente grazie al potere dei suoi mercanti. Parallelamente, un altro fattore che ha contribuito alla diffusione del formato da 0,75 litri riguarda le tecniche di produzione del vetro. Pare infatti che i maestri vetrai, che soffiavano le bottiglie manualmente, trovassero in questa dimensione il limite massimo di capacità che potevano raggiungere con facilità, rendendo la forma e la capienza delle bottiglie direttamente dipendenti dalle loro abilità artigianali.
Cosa dice l’Ue a proposito dei vari formati? Nel 2007 la standardizzazione finale
In Europa, nel 1975 le misure sono state standardizzate, e nel 2007, a seguito della direttiva europea, tutti i vini devono essere imbottigliati in uno dei formati sopra citati. Nei ristoranti e anche nelle enoteche, è raro vedere bottiglie più grandi della Jéroboam, e magari solo a scopo decorativo. In termini generali, maggiore è la capacità della bottiglia, più raro è vederla in giro, poiché la sua produzione è molto bassa. Nel caso di Champagne e Bordeaux di primo livello, è più comune vedere aste di volumi maggiori rispetto al solito, poiché questi formati sono considerati migliori per garantire un invecchiamento più progressivo del vino, conservando meglio il suo frutto e offrendo una freschezza in più. Per la prossima grigliata in giardino, per il pranzo in famiglia della domenica o per una cena tra amici, niente di meglio delle bottiglie di grande formato per gustare alla grande e in compagnia i vostri vini preferiti. Un grande formato è anche perfetto per momenti speciali e celebrativi, infatti è un regalo di classe e un oggetto davvero chic.
La scelta tra le diverse dimensioni dipenderà essenzialmente da tre fattori
Innanzitutto, dalle circostanze specifiche di consumo: acquistare un vino per una cena casalinga è diverso da acquistarlo per una cerimonia o come regalo. Nel primo caso si opterà molto probabilmente per un formato standard, mentre nel secondo caso si potrebbe optare per un grande formato, più prestigioso. In secondo luogo, dalla disponibilità economica: a una maggior quantità di prodotto corrisponde infatti inevitabilmente un maggior prezzo. Se a questo si aggiunge anche che i costi di vetro, tappo ed etichetta crescono in modo esponenziale al crescere delle dimensioni della bottiglia, si capisce che la spesa per un grande formato sarà maggiore di quella per un formato standard. Infine, ovviamente, dalle preferenze personali. In questo senso, è senza dubbio vero che alcuni dei migliori vini al mondo si trovano in magnum e nei grandi formati, ma è anche vero che tutte le dimensioni possono offrire esperienze di degustazione uniche e appaganti.
Non è solo questione di dimensioni, occorre anche considerare le diverse forme
I formati delle bottiglie di vino si distinguono non solo per dimensione, ma anche per la forma, che può influenzare la conservazione del vino stesso e indicare il tipo di vino contenuto. Ecco le principali forme di bottiglie di vino:
- Bordolese: la bottiglia più iconica, dal corpo dritto, le spalle alte e il collo stretto. Come si può evincere dal nome, questa forma, molto pratica per l’impilamento e lo stoccaggio, è tradizionalmente usata per vini rossi, come i tradizionali bordolesi (foto n. 10);
- Borgognotta: caratterizzata da spalle curve e un corpo leggermente più largo rispetto alla Bordeaux, questa forma, pensata per accogliere i sedimenti del vino, è tipicamente usata per vini bianchi (foto n. 11);
- Renana (foto n. 12) e Alsaziana (foto n. 13): bottiglie alte, strette e cilindriche. Dal momento che queste forme sono adatte a vini che non formano depositi sono comunemente usate per vini bianchi aromatici, come Riesling o Gewürztraminer;
- Champagnotta: caratterizzata da pareti spesse e una forma robusta con collo lungo, questa forma è pensata per resistere alla pressione del vino frizzante che è destinata ad ospitare (foto n. 14);
- Porto: bottiglia con spalle basse e un corpo che si espande verso il fondo, progettata per ospitare vini fortificati come Porto, Sherry e Madeira. La forma aiuta a catturare i sedimenti durante il servizio (foto n. 15);
- Fiasco: iconica bottiglia rotonda avvolta in una rete di paglia, questa forma era tradizionalmente dedicata a vini rossi come il Chianti ed oggi è stata quasi completamente sostituita dalla più diffusa bordolese (foto n. 16).


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Quali sono i formati migliori in assoluto, per una positiva evoluzione del vino?
Dopo aver chiarito le origini della popolarità della classica bottiglia da 0,75 l, è fondamentale sottolineare che le dimensioni delle bottiglie di vino influenzano non solo l’immagazzinamento e la commercializzazione, ma anche la qualità del vino stesso (foto n. 17). In primo luogo, le dimensioni influiscono sulla velocità di invecchiamento del vino. Infatti, la quantità di ossigeno presente all’interno di una bottiglia è inversamente proporzionale alle sue dimensioni. Più una bottiglia è grande, meno ossigeno conterrà. Se si considera che l’ossigeno è responsabile del processo di ossidazione, si capisce che una minore quantità di ossigeno determinerà un rallentamento del processo stesso e consentirà una maturazione più lenta e uniforme del vino. A questo, va sommato che le dimensioni possono influire anche sulla stabilità termica del vino. Una massa maggiore è infatti più resistente alle fluttuazioni di temperatura rispetto a una massa minore. Un fattore particolarmente importante nelle fasi di trasporto e conservazione, quando il vino è esposto a umidità e sbalzi termici significativi. Poiché il mantenimento di una temperatura costante protegge il vino da eventuali danni, una massa maggiore sarà fisiologicamente più resistente di una minore. Infine, le dimensioni possono avere ricadute dirette anche sul sapore del vino. Un contenitore più grande permette al vino di beneficiare maggiormente dell’interazione con il tappo di sughero, sviluppando una maggiore complessità e profondità di sapori.
In conclusione, le classiche bottiglie 0,75 litri, le magnum e gli altri formati offrono esperienze di invecchiamento diverse. Mentre il formato standard è adatto ad un invecchiamento più rapido e a una maturazione più veloce, magnum e grandi formati offrono un’evoluzione più lenta, permettendo agli aromi e ai sapori del vino di svilupparsi in modo più completo e armonioso. In linea teorica, quindi, più il formato è grande meglio invecchierà il vino, arrivando a sfidare i decenni. Anche se è stato sperimentato che, per ragioni tecniche (per esempio la tenuta del tappo, o i travasi da bottiglie standard), i formati migliori in assoluto sono la magnum e la Jéroboam.






