Chef · 15 gennaio 2025
Chi sono le stelle cadenti: da Terry Giacomello a Nikita Sergeev
Chi sono le stelle cadenti: da Terry Giacomello a Nikita Sergeev

Aggiornamento: 16 gen 2025
Si moltiplicano gli annunci di chiusura per i ristoranti stellati italiani: dopo il clamoroso addio di Nikita Sergeev, l’ultimo caso è quello di Terry Giacomello, grande talento che sembra non trovare pace. È crisi del fine dining?
Il gossip circolava da un po’: l’avventura diTerry Giacomellovolgeva al termine sulle idilliache rive del lago di Garda.
Pochi giorni fa ne è giunta conferma definitiva dall’account Instagram delristorante Nin: “Il 2025 prende il via con un annuncio importante: si conclude la nostra collaborazione con lo chef Terry Giacomello. Sono state stagioni ricche di emozioni e di riconoscimenti, ma con consapevolezza e in estrema armonia, abbiamo preso la decisione di percorrere separatamente i nostri cammini professionali e imprenditoriali.
Un ringraziamento speciale a Terry e alla sua brigata per la bella avventura vissuta insieme e per aver dato l’avvio a un progetto che non si fermerà, ma che cambierà solo veste”.
È lecito quindi aspettarsi, come lasciano intendere i post successivi, che il ristorante proseguirà sulla strada dell’alta cucina, ma in una chiave nuova. Come del resto era già accaduto aInkiostro, virato nel post Giacomello verso le eleganti contaminazioni di Salvatore Morello.
Dispiace constatare ancora una volta, dopo le parabole tormentate di fuoriclasse qualiPaolo Lopriore e Luigi Taglienti,come il talento non sempre paghi, specie quando lo chef fatica a scendere a compromessi e pratica una cucina schiettamente d’avanguardia, che sarebbe meglio recepita in un contesto metropolitano.
Ma secondo un articolo apparso su Dissapore a firma di Chiara Cavalleris il 4 gennaio, altre toques illustri sarebbero prossime a cadere, o forse a calcare altre fronti e altre scene: se durante le feste ha preso congedo daMarcello Trentinilo storico sous-chef delMagorabinEnzo Barillà, si vocifera addirittura cheMatteo Baronettopotrebbe presto lasciareDel Cambio, ristorante dallo chef’s table leggendario, tuttavia un po’ ingessato nelle atmosfere e nei repertori sabaudi, il cui pubblico ordina a raffica vitel tonné e finanziera.
Nomi che potrebbero aggiungersi a una lista già corposa. Se ha fatto scalpore a inizio dicembre la chiusura dell’ArcadediNikita Sergeev, giovane chef stellato russo, che aveva parlato di perdita degli stimoli, ma si dice fosse finanziariamente sofferente dopo l’ambizioso trasloco sul lungomare, a novembre la presentazione della guida Michelin ha rappresentato l’occasione per un censimento impietoso.
Ha chiusoViVadi Viviana Varese, che si è trasferita alPassalacquasul Lago di Como, ma ancheBiancadiEmanuele Petrosino, giovane chef fra i più brillanti d’Italia, passato al Grand Hotel Vesuvio di Napoli.
E ancoraVitiumdiMichele Minchilloa Crema, ilCannavacciuolo Cafè e Bistrotdi Novara (il cui chef è approdato alTancredidi Sirmione, dove ha conquistato la stella),Spazio 7di Antonio Romano a Torino, la Locanda Tamericidello chef Mauro Ricciardi ad Ameglia eOrto by Jorg Giubbania Moneglia,Sensodi Alfio Ghezzi al Mart di Rovereto,il Parco di Villa Greya Forte dei Marmi (il cui ex chef ha preso la guida della casa di Enrico Bartolini a Noceto),il Farodi Capo d’Orso con la consulenza di Andrea Aprea eDal Corsarodella famiglia Deidda a Cagliari (ma “per ristrutturazione aziendale”).
Se lo chefLorenzo Iozzia, annunciando la chiusura diCasa Iozziaa Vitorchiano, ha lamentato la mancanza dei margini economici per la ristorazione di qualità, è peraltro vero che il pallottoliere Michelin è rimasto sostanzialmente stabile grazie a numerosi nuovi ingressi.
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di Alessandra Meldolesi
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