Chef e alta cucina · 07 ottobre 2026 · Italia

San Felice: il borgo del Chianti Classico dove il vino è storia e innovazione

Resort, cucina stellata e vitigni autoctoni: il modello San Felice fra ospitalità e cultura enologica

San Felice, borgo nel Chianti Classico, integra vino d'eccellenza, ospitalità di lusso e ricerca su vitigni autoctoni.

Borgo toscano di San Felice tra vigneti, al tramonto.

San Felice: una nuova dimensione di ospitalità nel Chianti Classico

Nel panorama dell’enoturismo italiano, San Felice si distingue come un esempio virtuoso di integrazione tra produzione vitivinicola d’eccellenza e ospitalità di altissimo livello. Situato presso Castelnuovo Berardenga, a pochi chilometri da Siena, San Felice non è solo una storica tenuta, ma un borgo medievale sapientemente restaurato in autentica chiave toscana, capace di offrire agli ospiti un’esperienza immersiva tra vigneti, tradizione e lusso.

Esperienza a tutto tondo: resort, enogastronomia e filantropia

Rigenerato dal gruppo Ras (oggi Allianz), il borgo comprende oggi un resort 5 stelle con piscina, spa e due ristoranti di riferimento: Poggio Rosso, insignito della Stella Michelin, e l’osteria Il Grigio dove vengono valorizzate cucina e materie prime locali. L’orto del resort, frutto di un progetto filantropico sostenuto da Fondazione Allianz Umana Mente, integra giovani con disabilità nella cura dei campi, fornendo una filiera di ortaggi e verdure a km zero ai ristoranti della struttura. Il modello San Felice appare dunque replicabile per quanti vogliano armonizzare inclusività sociale e food experience di alta qualità.

Territorio e sperimentazione: focus sui vitigni autoctoni

Il cuore pulsante di San Felice resta la sua attività vitivinicola: sui circa 150 ettari di vigneto vengono coltivati Sangiovese e vari internazionali, ma uno dei tratti più distintivi è la ricerca dedicata ai vitigni autoctoni toscani. Il “Pugnitello” – riscoperto e valorizzato in collaborazione con le università di Pisa e Firenze – testimonia l’impegno verso l’identità territoriale e la biodiversità. Questo vitigno, dalle notevoli doti di carnosità e morbidezza, è presente sia in purezza che in blend, segnando un segno di continuità tra passato enologico e innovazione.

Un pioniere dei Supertuscan: il caso Vigorello

Nel 1968 è proprio a San Felice che viene prodotto il “Vigorello”, il primo Supertuscan del Chianti, antesignano della tendenza a superare i confini della DOC per la ricerca dell’eccellenza qualitativa. Oggi Vigorello si presenta quale blend internazionale (Pugnitello, Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot), affinato in barriques, ed è simbolo della capacità di San Felice di evolversi mantenendo una solida radice identitaria.

Le etichette di riferimento: dialogo fra classicità e innovazione

Gli operatori della ristorazione possono contare su una gamma di referenze ampie e coerenti: dal Chianti Classico Il Borgo, blend di Sangiovese e Pugnitello, alle Gran Selezioni (La Pieve, San Vito, Poggio Rosso) che riflettono microterroir e specificità pedoclimatiche, fino alla storica riserva Il Grigio, prodotta con le migliori uve di Sangiovese. Questi vini si distinguono per armonia, complessità e freschezza, mostrando particolare attenzione all’equilibrio tra struttura e bevibilità, qualità oggi più che mai richieste dai palati contemporanei in sala.

Conclusione: un modello da osservare

San Felice dimostra come la valorizzazione del territorio, l’attenzione alla ricerca ampia sui vitigni e l’integrazione tra accoglienza, alta cucina e responsabilità sociale possano convergere in un modello di business vincente e sostenibile. Un punto di riferimento per chi, nella ristorazione, cerca partner capaci di affiancare qualità, storia e innovazione.

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Redazione La Màdia · con il supporto dell'AI

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