Tra polveroni e polverine
di Elsa Mazzolini
E’ partita la crociata “cucine pulite” su una “Striscia” televisiva a caccia di scoop. E adesso si salvi chi può.
Con servizi ormai quotidiani - dove ad ogni puntata si alza il livello delle presunte schifezze attribuibili a ristoratori manipolatori, a giornalisti senza etica né scrupoli, a guide corrotte - è stato allestito un calderone dove ci può star dentro di tutto, dalla cucina pseudo-chimica (ma per favore!! avete mai usato un qualsiasi lievito per dolci, avete mai letto una qualsiasi etichetta al supermercato?!) alle stelle e punteggi venduti in cambio dell’acquisto di prodotti di alta gamma e di vini (ma questo l’avevamo già denunciato anche noi con un ampio servizio nel settembre scorso...) fino all’inaffidabilità delle guide. A ribollire in maniera puteolente è una ristorazione che il pubblico meno smaliziato percepisce ormai come disonesta.
Mentre si fa largo l’equazione cuochi d’avanguardia = ristoranti troppo costosi = contraffazione dei cibi > ergo, meglio le sane trattorie di una volta, la generica ansia forcaiola di una informazione non specialistica alza demagogiche gogne mediatiche, riuscendo quanto meno a mettere zizzania tra i ristoratori e a creare faide interne alla categoria: quelli poco famosi si prendono la rivincita contro quelli famosi, finalmente esposti a bersaglio. E non capiscono in che razza di trappola si sono cacciati e che si stanno sparando addosso da soli.
Perché va detto: nelle indiscriminate cacce alle streghe, condotte senza un criterio preciso, senza contraddittori, senza un discrimine, senza elementi di base che portino il pubblico a capire e quindi a farsi un’opinione, sul rogo ci va poi anche chi non c’entra nulla. Quindi il compiacimento mostrato da molte figure del nostro settore è tristemente fuori luogo.
Siccome non mi interessa e anzi mi annoia molto rimestare nel suddetto calderone, ciò che mi chiedo è a cosa serve questa abitudine da parte dei media televisivi di alzare polveroni - e polverine - facendo confusione: si tratta di malafede o di ignoranza?
E come mai un grande cuoco e grande comunicatore come Ferran Adrià non è in grado, davanti a domande provocatorie e banalmente tendenziose, di confutarle smascherandone la pochezza e la sostanziale infondatezza?
C’è chi non ci sta, nella marea di bravi professionisti italiani, a fare la figura che un testimonial della categoria come Adrià gli sta facendo fare.
Sta di fatto che lo star system gastronomico non è in grado di sostenere il proprio stesso sistema perché non è in grado di contrastare neanche gli attacchi di chi – dopo essersi sempre occupati di nani e di ballerine – ha pensato di trovare in questo settore la gallina dalle uova d’oro, in effetti biliosamente disponibile a lavare in piazza quattro straccetti.
Il gigante ha dunque mostrato il suo piede d’argilla: un grande che in momenti di gloria non ha saputo condividere con i colleghi la propria fortuna, non può sperare di condividere il danno subito. Il fittizio fronte dei cuochi si disgrega ed espone pubblicamente le piccole e grande faide personali. Peccato.
Ogni settore ha bisogno di un leader al quale ispirarsi e che lo faccia sognare.
Ma se il leader non riesce a dimostrarsi tale con la forza del suo pensiero/azione, forse la natura della sua leadership andrebbe indagata. E probabilmente ridimensionata.
E’ partita la crociata “cucine pulite” su una “Striscia” televisiva a caccia di scoop. E adesso si salvi chi può.
Con servizi ormai quotidiani - dove ad ogni puntata si alza il livello delle presunte schifezze attribuibili a ristoratori manipolatori, a giornalisti senza etica né scrupoli, a guide corrotte - è stato allestito un calderone dove ci può star dentro di tutto, dalla cucina pseudo-chimica (ma per favore!! avete mai usato un qualsiasi lievito per dolci, avete mai letto una qualsiasi etichetta al supermercato?!) alle stelle e punteggi venduti in cambio dell’acquisto di prodotti di alta gamma e di vini (ma questo l’avevamo già denunciato anche noi con un ampio servizio nel settembre scorso...) fino all’inaffidabilità delle guide. A ribollire in maniera puteolente è una ristorazione che il pubblico meno smaliziato percepisce ormai come disonesta.
Mentre si fa largo l’equazione cuochi d’avanguardia = ristoranti troppo costosi = contraffazione dei cibi > ergo, meglio le sane trattorie di una volta, la generica ansia forcaiola di una informazione non specialistica alza demagogiche gogne mediatiche, riuscendo quanto meno a mettere zizzania tra i ristoratori e a creare faide interne alla categoria: quelli poco famosi si prendono la rivincita contro quelli famosi, finalmente esposti a bersaglio. E non capiscono in che razza di trappola si sono cacciati e che si stanno sparando addosso da soli.
Perché va detto: nelle indiscriminate cacce alle streghe, condotte senza un criterio preciso, senza contraddittori, senza un discrimine, senza elementi di base che portino il pubblico a capire e quindi a farsi un’opinione, sul rogo ci va poi anche chi non c’entra nulla. Quindi il compiacimento mostrato da molte figure del nostro settore è tristemente fuori luogo.
Siccome non mi interessa e anzi mi annoia molto rimestare nel suddetto calderone, ciò che mi chiedo è a cosa serve questa abitudine da parte dei media televisivi di alzare polveroni - e polverine - facendo confusione: si tratta di malafede o di ignoranza?
E come mai un grande cuoco e grande comunicatore come Ferran Adrià non è in grado, davanti a domande provocatorie e banalmente tendenziose, di confutarle smascherandone la pochezza e la sostanziale infondatezza?
C’è chi non ci sta, nella marea di bravi professionisti italiani, a fare la figura che un testimonial della categoria come Adrià gli sta facendo fare.
Sta di fatto che lo star system gastronomico non è in grado di sostenere il proprio stesso sistema perché non è in grado di contrastare neanche gli attacchi di chi – dopo essersi sempre occupati di nani e di ballerine – ha pensato di trovare in questo settore la gallina dalle uova d’oro, in effetti biliosamente disponibile a lavare in piazza quattro straccetti.
Il gigante ha dunque mostrato il suo piede d’argilla: un grande che in momenti di gloria non ha saputo condividere con i colleghi la propria fortuna, non può sperare di condividere il danno subito. Il fittizio fronte dei cuochi si disgrega ed espone pubblicamente le piccole e grande faide personali. Peccato.
Ogni settore ha bisogno di un leader al quale ispirarsi e che lo faccia sognare.
Ma se il leader non riesce a dimostrarsi tale con la forza del suo pensiero/azione, forse la natura della sua leadership andrebbe indagata. E probabilmente ridimensionata.


4 Commenti:
sono pienamente daccordo con la Vs tesi; e aggiungo che Noi cuochi dovremmo far sentire in questo momento la nostra voce a sostegno di tutti quei professionisti seri che d'avanguardia o no operano nel rispetto delle regole, e invitare i "Signori" dell'informazione, a spostare il tiro verso quegli operatori inadempienti verso le normative e le più comuni norme igieniche. In più se vogliamo attaccare la cucina molecolare e i suoi additivi, invitiamoli a leggere le etichette di un qualsiasi alimento di origine industriale al quale magari le loro reti fanno larga pubblicità e a indagare magari a proposito di quelle multinazionali del fast food, dove la cosa più sana tra le tante proposte sono per assurdo proprio gli additivi.
http://derecoquinaria.blogspot.com
Nicola Michieletto 1/2
Ho un pezzo piccolo pezzo di terra a Mirano nel B&B casa regina nel veneziano
sabato scorso ho arato le zolle di terra con il vassuro da 30cm
sto rompendo le molecole con la frezza del motocoltivatore
per seminare delle sementi biologiche free ogm
che poi annafierò con l’acqua analizzata dalla neutrom di Parma del pozzo naturale di 15 mt di casa mia
non so se mangerò qualcosa
ma già so che non entrerò nel programma di Striscia la Notizia
perché faccio cose troppo normale e che fanno troppo bene
…continua
se andassimo indagare cosa fa l’industria alimentare di intrugli molecolari
se andassimo a indagare cosa fanno le case farmaceutiche di intrugli molecolari
se andassimo a guardare cosa fa l’agricoltura e gli allevamenti con le molecole e le biotecnologie…
se andassimo in qualche gelateria/pasticceria a vedere quanto prodotto freschissimo usano e quanto prodotto secco senza additivi
se andassimo a guardare i vani scala di certi ristoranti/alberghi e troviamo polverine e scatole dappertutto con impegni molecolari di gran lunga superiori ai difosfati o alginati o lecitine … magari qualche monodigliceride o pirofosfati o miglioratori glutinici o oli bifrazionati altoleici, glicerine, gomme o… o… o
… o… o… o… o… o…
… il mondo si accorgerebbe un po’ meno “vero” …
poi “nel fine settimana” in un locale stupendo, accogliente, a lume di candela vorremmo
redimere le colpe quotidiane del consumista del nostro immaginario fantastico e quindi … anche la ristorazione come fonte per espiare i nostri peccati globalizzati e nel confessionale ristorativo distaccato dalla realtà virtuale noi cuochi dovemmo essere puri, candidi, veri, immacolati, emozionanti, vivi… come all’interno di un intervallo di striscia la notizia o di report (intervallo a pagamento); un ristorante disintossicante dal mondo globale che tutti conosciamo finto ma non ce lo diciamo…
un decanter di emozioni calibrate e commerci-abilmente vendibili ad un pubblico/utente auto-illusionista, auto-massimalista, auto-arrivista e che del suo luminare ego arrivista ne ha fatto tendenza globalizzata…
noi che dobbiamo vendere passionalità, amore, creatività, veridicità, immagine, sperimentazione, intellettualità… gastronomica dobbiamo soddisfare l’ego massimalista del nostro cliente…
non c’è cosa più facile e vera che spingerci sempre un passo più in là per poi farci raggiungere dal cliente…
perché è da stupirsi o meravigliarsi se l’evoluzione ristorativa sta andando in questa direzione,
se un imprenditore/cliente per guadagnare mi chiede di ottimizzare i costi con le polverine si fanno miracoli
se un imprenditore/cliente per guadagnare mi chiede di essere puro in cucina posso fare miracoli
se un imprenditore/cliente per guadagnare mi chiede di fare cose normali per gente normale si fanno i miracoli
con le conoscenze acquisite in questi anni l’unica cosa che sono sicuro è l’orto di casa mia…
… ma il mondo mangia sempre di più e sempre di più fuori casa…
politica irrefrenabile e motivante a ricercare sempre più nuove formule di mercato
(ippocrate… “la gente è quello che mangia” – si comporta come mangia – pensa come mangia – crea come mangia ecc…)
il mercato, la politica economica (perché non posso pensare che striscia la notizia si è messa d’accordo con i francesi per fermare l’andazzo commerciale spagnolo specie negli interessi gastronomici e ristorativi nei complessi alberghieri e turistici… pensate se iniziano a inserire nei plessi del turismo internazionale anche la ristorazione spagnola, i francesi e italiani perderebbero una fetta di mercato fenomenale)...
continua...
Nicola Michieletto 2/2
se ci fermiamo a striscia la notizia… la nostra categoria ha una bassa intellettualità formativa - culturale e strategica; … la vedo praticona /emozionale/sempliciotta … se ci fermiamo a riflettere sulla vera missione e identità del cuoco invece di aspettare l’invasione di campo quotidiana … dovremmo tornare ad una architettura intellettuale sociale come certe iniziative interne o sicuramente d’oltralpe stanno facendo …
in 3 minuti di una puntata senza far capire, senza conoscenza, senza un comunicatore ma solo emittenza televisiva di basso gusto, senza arte e ne parte e magari da un cronista frequentatore di paninoteche commerciali low cost va a guadagnarsi la pagnotta dell’odiens sputando sentenze a persone mediaticamente indifese e sprovviste di lobby intoccabili … non vorrei essere al suo posto il giorno dopo del suo necrologico e non vorrei al posto loro svegliare qualche interesse dormiente…
se non si fa cartello in italia non ci si può difendere o attaccare nessuna situazione olimpo-mediatica sia in positvo che in negativo
oggi siamo dei “pastrocioni” domani ci addossano la colpa dell’influenza del suino anche se non centriamo niente e dopodomani il biologico e slow food sono un partito a delinquere per colpa dei cuochi che ne fanno parte … o magari anche gli integratori dei culturisti è competenza nostra … e i bambini che mangiano schifezze in certe scuole è colpa dei cuochi … viviamo di “espedienti scolapasta”
a tutti
Nicola Michieletto
Grazie a Nicola per il suo pensiero che condivido. Visto che lui è stato molto alto vorrei lanciare un mio pensiero-provocazione che in questi ultimi tempi mi turba molto.
I polveroni sollevati sulla risotrazione ma anche sull'alimentazione in generale mi sembrano ormai all'ordine del giorno.
Tra nuove etichettature degli olii d'oliva, tolleranza sul cioccolato di grassi che non sono il burro di cacao, tebelle nutrizionali sui cibi della nota catena di fast food, e ora anche il gelato che non si scioglie......
mi sembra che stiamo perdendo qualcosa.
Ben vengano le certificazioni, i presidi e i consorzi di tutela; ma la capacità di scegliere del consumatore dov'è andata a finire?
Quante persone sono in grado di riconoscere le qualità o meno di un prodotto senza farsi condizionare dai simboli, dal prezzo, o dalle pressioni mediatiche?
E ancora: l'offerta di prodotti di scarsa qualità non sarà generata da una forte e crescente domanda degli stessi?
La mia impressione è che si parli molto di qualità ma che pochi la sappiano riconoscere e che i consumi reali vadano nel senso opposto; con il conseguente rischio di pagare molto ciò che vale pochissimo.
E mi riallaccio alle polverine: quanti consumatori di TV indignati dalle polverine di Adrià si sono preoccupati di controllare se nella dispensa di casa non vi sia più di qualche prodotto industriale che le contiene?
Davide Piva
chef di Locanda le Muse
San Bonifacio VR
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